La nostra lotta contro i femminicidi in America Latina

Tradotto da Monica Monicardi

L’otto di aprile si è compiuto un mese del femminicidio di 41 bambine, le quali sono state violentate e bruciate vive dallo Stato del Guatemala. E lo stesso 8 aprile è stato trovato il corpo di Micaela, 21 anni studiava Educazione Fisica e si faceva in quattro per i paria, i negri i quali il classismo detesta. E’ stata violentata e assassinata da un violentatore seriale  il quale gli è stato concesso la libertà da un giudice perché secondo lui l’unica cosa che aveva era una “perversione naturale”.

Sigue leyendo

Venezuela 2002-2017: violenza che giustifica un golpe

 

Tradotto da  Cubainformazione

Per capire ciò che sta accadendo in questi momenti in Venezuela, dobbiamo tornare indietro di 15 anni e vedere le oligarchie scalciare quando rimasero senza i milioni che produceva la vendita del petrolio a compagnie straniere. L’ecocidio che producevano imprese transnazionali con le loro minerarie che impoverivano, ancor più, le comunità e riempivano i conti bancari dei contrabbandieri al potere. La violenza istituzionalizzata e lo sfruttamento contro la classe lavoratrice. I poveri più poveri ed i ricchi più ricchi. Il midollo spinale di tutto questo è il petrolio, è stata la stessa causa del colpo di stato contro Dilma in Brasile. La lotta non è contro gli USA, che è solo un interventista come tanti altri, la lotta dei popoli latino-americani è contro le loro oligarchie, nemiche feroci: cricche criminali che, storicamente, proliferano nell’impunità.

 

Ciò che oggi sta vivendo il Venezuela, è la continuazione di un piano di destabilizzazione che ebbe inizio l’11 aprile 2002, quando l’oligarchia venezuelana fece un colpo di stato contro Hugo Chávez. Il documentario “Puente LLaguno, claves de una masacre” dettaglia, con immagini precise e testimonianze dei sopravvissuti, la cospirazione dei media nazionali ed internazionali, di destra, che manipolarono le immagini che il mondo vide, e che occultarono il massacro, tipo imboscata, che soffrirono i pacifici manifestanti che difendevano il governo di Chavez, che era stato sequestrato. Non fu uno scontro tra i sostenitori dell’opposizione e del governo fu un’imboscata, un piano forgiato dall’ambasciata USA in Venezuela e l’oligarchia. Giunsero cecchini dagli USA, che lasciarono immediatamente il paese subito dopo il massacro.
A queste stesse manifestazioni destabilizzanti ci si appella oggi, il piano non cambia molto, l’ingegno non gli arriva più che per ripetere le vecchie strategie del 2002, 2004, 2013 e 2014. La salvezza è che ora la tecnologia ed i social network aiutano molto e stanno evidenziando, in tempo reale, ciò che accade nelle strade del Venezuela. Ed in nessun momento ci sono state manifestazioni pacifiche, che è diritto dei cittadini; quello che stiamo vedendo è la distruzione e provocazioni da parte di gruppi destabilizzatori orchestrati dall’oligarchia venezuelana ed internazionale.

Hanno gettato olio per le strade affinché la polizia motorizzata non avanzi, le tirano pietre, bottiglie e qualsiasi oggetto abbiano nelle loro mani. Un oppositore che era tra la turba in Plaza Altamira, chiese di fermare la violenza ed è stato brutalmente picchiato dai suoi stessi compagni. Ma queste immagini non appariranno in notiziari internazionali “pro-democrazia”. Né quelle del filo spinato collocato a metà strada per decapitare motociclisti e polizia. Come avvenne nel 2014. Parlo delle famigerate guayas e guarimbas. La Guardia Nazionale Bolivariana ha trovato carichi di bombe molotov, perché vorranno questo i “pacifici” manifestanti?

Ci sono sempre vittime innocenti, in queste rivolte di destra è morto il giovane Jairo Ortiz, che è uscito dalla sua casa, nella cittadina di Carrizal stato Miranda, ad incontrarsi con un amico ed è stato ucciso sulla strada; tra violenti disordini, la destra ha sfacciatamente preso il nome di Jairo come una bandiera per dar la colpa al governo, è stato un inviato della destra che ha ucciso un innocente per provocare reazioni internazionali contro il governo di Maduro?

Guarimberos hanno posto barricate di fronte ai locali della stazione radio statale YVKE Mundial, a Las Mercedes, Baruta. Manifestanti pacifici? Hanno anche cercato di bruciare le banche delle Forza Armata Nazionale Bolivariana ed il Bicentenario in viale Venezuela de El Rosal. Una turba di oppositori incappucciati ha pestato un poliziotto nazionale, la PNB è riuscito a salvarlo. Potete immaginare che cosa è colpire un poliziotto negli USA?

Hanno bloccato la principale arteria stradale in ora di punta, l’Autostrada Francisco Fajardo, potete immaginare cosa vuol dire compiere un atto così negli USA? David Smolansky sindaco di El Hatillo, stato di Miranda, vice responsabile nazionale di Volontà Popolare, movimento che riceve il pieno sostegno del senatore interventista Marco Rubio ha detto nelle reti sociali: “Attenzione comunità internazionale: attenzione e Nicolás Maduro inizia ad usare armi chimiche com’è accaduto in Siria.” Queste azioni, per piccole che possano sembrare, sono fosforo su benzina, che appellano, chiaramente, ad un intervento militare USA nel paese.

Gli atti terroristici effettuati nella sede della Magistratura in Chacao, Caracas. Vi immaginare qualcosa di simile negli USA, il modo in cui sarebbero trattati da parte della polizia e dell’esercito e persino dell’FBI? Con bombe molotov hanno distrutto i veicoli della Corporación Venezolana de Alimentos y Misión Nevado. 7 persone sono state arrestate a Caracas, Venezuela, con 60 bombe incendiarie, pacifici manifestanti?

L’ONU chiede a Maduro che rispetti il diritto a manifestare e d’opinione. La OSA e dodici paesi della regione, hanno fatto pressione per portare a termine il golpe per via   “diplomatica” facendo leva sulle guarimbas nelle strade e sui 10 minuti dedicati al Venezuela nei media internazionali, nelle loro 3 edizioni dei notiziari.

Perché l’OSA non si occupa di denunciare il genocidio che vive il Messico e lascia il Venezuela in pace? Il governo di Maduro è legittimo, è stato messo lì con elezioni democratiche che, secondo mandato costituzionale, devono effettuarsi nel 2018.

Nonostante i tentativi della destra di provocare il governo Maduro, non c’è una sola immagine che mostri un solo poliziotto o un solo soldato che reprima le turbe guarimberos. In qualsiasi paese con politiche capitaliste e neoliberiste già avrebbero mitragliato a sangue freddo, mentre si verificano le ragioni. Ad esempio, per citare solo due casi recenti, in Messico: Nochixtlán, Arentapacua comunità che chiedono rispetto per le loro terre ed i loro diritti ed in Guatemala il Massacro di Alaska. Lì non c’è stata l’OSA né l’ONU a chiedere la destituzioni dei presidenti. Beh, per non andare tanto lontano, chiedetevi, perché avrebbe comprato Macri, in Argentina, 2 miliardi di dollari in armamento.

Dal 2002 i tentativi di golpe che il Venezuela vive sono 3 o 4 all’anno. Ma il Venezuela non è lo stesso di 25 anni fa, il suo popolo si è svegliato. Non sarà ora che vanno ad abbattere la Rivoluzione chavista. Né l’OSA, né l’ONU, né i paesi interventisti diranno al Venezuela, come si devono mangiare le arepas e come si balla il joropo, ci mancherebbe altro!

Questo testo può essere condiviso in qualsiasi blog o social network citanto la fonte di informazione URL: https://cronicasdeunainquilina.com/2017/04/13/venezuela-2002-2017-violenza-che-giustifica-un-golpe/

Ilka Oliva Corado. @ilkaolivacorado contacto@cronicasdeunainquilina.com

 

 

 

 

La dignità imprescindibile del popolo ecuatoriano

Tradotto da Monica Monicardi

In questi momenti di allegria e festa in America Latina per il trionfo di Alianza Pais, è rigoroso ricordare che nella storia contemporanea tutto iniziò con l’illusione di un Niño Arañeno, venditore di dolci di papaya nelle strade della sua nativa Venezuela; espongo la sua origine perché siamo fatti di Memoria Storica e Identità.  Bambini come Chàvez nascono uno ogni cinquecento anni e passano dalla terra per marcare la storia dei popoli.

Sigue leyendo

Occultare ci converte in complici

Tradotto da Monica Monicardi

In molti preferiamo vivere nella nostra bolla e chiudere gli occhi davanti alla realtà, rimanere impassibili, girare lo sguardo dall’altro lato e rimanere in silenzio. Questo rispetto alla corruzione del governo e alla inefficienza di uno Stato fallito. Questo in relazione alla violenza sistematica e alla impunità. Al giro di influenze e alla manipolazione dei mezzi di comunicazione. Preferiamo rimanere ai margini dell’ingiustizia, perché è più comodo non intromettersi, perché inserirsi esige rispetto verso noi stessi e verso gli altri e soprattutto: onestà, responsabilità e integrità.

E noi siamo pronti a fare la pelle agli altri, non abbiamo appreso dalla solidarietà e dalla collettività. Crediamo falsamente che niente toccherà a noi, che questo solamente succede ad altri: a quelli che sono coinvolti in cose.

Sigue leyendo

Hogar Seguro Virgen de la Asunciòn: tragedia che non si comprende

Tradotto da Monica Monicardi

Molta acqua è passata dal giorno dell’incendio nel Hogar Seguro Virgen de la Asunciòn (8 di marzo), e anche una disinformazione opprimente, i mezzi di comunicazione che cercano di catturare l’attenzione dei lettori con titoli da brividi e note con tinte di giallo che disprezzano la vita e la dignità delle vittime e delle loro famiglie. Nemmeno si parla di etica e di umanesimo. “Erano lì per delinquere” menzionano alcuni, e chi sottolinea che: “quello era un ritratto di famiglie disfunzionali” riferendosi ai genitori di famiglia che appena saputo dell’incendio arrivarono come poterono al rifugio. Articoli, reportage e rapporti dettagliati dal punto di vista classista, che al massimo l’accomodato.

Sigue leyendo

Le migranti in transito

Tradotto da Monica Monicardi

Escono dalle loro case: in villaggi, popoli, distretti, sobborghi, periferie…., senza una meta fissa, come foglie secche trascinate dal vento, morte in vita, calunniate, picchiate, abusate, rifiutate e biasimate.

Poco si sa di loro; sono invisibili, sono emarginate dallo Stato, li margina la società, il classismo, il razzismo e le disonora il patriarcato. Il proprio paese le obbliga all’abbandono e alla migrazione.
Se ne vanno in treno, nei furgoni, in vagoni, tra colli e montagne, dormono nelle panchine, nei condotti di scarico, attraversano deserti, fiumi, recinzioni. Corrono senza sosta: angosciate, con la paura in faccia, con la bocca secca, con la pelle logora, con lo sguardo perso, con la ferma decisione e con la autorità di paria.

Sigue leyendo

Tatoj

Tradotto da Monica Monicardi

L’ultima volta che lo vidi mi disse il mio Tatoj: “ io morirò”, fredda e diretta come è nella mia natura, gli risposi presa dal dolore: “Tatoj non ti confondere, tutti moriremo”. Dopo quasi un mese da questa conversazione morì il mio Tatoj, la notizia ci prese distanti, nella dispersione, a mille chilometri dal Guatemala, appena cinque giorni fa.

Sono la figlia che dall’adolescenza lo ha abbracciato e accarezzato di meno, sono la figlia più ferita, l’unica impetuosa. Tuttavia fra i suoi 4 figli sono quella che ha più goduto di lui nei miei primi anni dell’infanzia; questa relazione ha dato radici profonde e forti alla mia vita.

Sigue leyendo

E le deportazioni che realizza il Messico?

Sígueme en https://telegram.me/cronicasdeunainquilina

Tradotto da Monica Monicardi

Le recenti retate  negli Stati Uniti degli indocumentati hanno risvegliato l’interesse dei mezzi di comunicazione, ma non perché gli interessino i diritti umani dei suddetti e nemmeno la denuncia dell’abuso, lo fanno perché il pane è caldo la notizia è fresca così approfittano per raggiungere un infinità di obiettivi. Questa utilizzazione non viene solo dai mezzi di comunicazione, ma anche da: artisti, cineasti, poeti, comunicatori sociali, leader comunitari e avvocati specializzati in immigrazione. La finalità? Ottenere i migliori vantaggi dalla pellaccia affaticata del indocumentato.

Perchè se realmente fossero interessati ai latinoamericani senza documenti, sarebbe maggiore l’interesse nella deportazione che realizza il Messico, in maggioranza centroamericani, ma anche caraibici e africani. Perché  il silenzio davanti a questo? Perché il silenzio davanti alla politica migratoria della Repubblica Dominicana con immigranti haitiani?

Sigue leyendo

Il doppio standard delle manifestazioni negli Stati Uniti

Sígueme en https://telegram.me/cronicasdeunainquilina

Tradotto da Monica Monicardi

Abbiamo visto come un gran numero di persone negli Stati Uniti abbia occupato le strade da quando Trump ha preso posizione come Presidente del paese, e questo è eccellente. Tuttavia non possiamo essere ingenui e credere che tutto ciò è dignità e non conforme con la politica di Trump e che la società da un giorno all’altro si sia svegliata e abbia preso coscienza dei valori umani. Perché negli Stati Uniti continuano ad esistere cittadini di terza categoria persino nei manifestanti che invocano la giustizia sociale, equità e umanità.

Sigue leyendo

Ilka Oliva Corado – Il doppio standard delle manifestazioni negli Stati Uniti

Sígueme en https://telegram.me/cronicasdeunainquilina

Tradotto da Alessandra Riccio, Nostramerica

Ilka Oliva Corado è una donna guatemalteca che è arrivata negli USA attraversando clandestinamente la frontiera. Si mantiene accettando quei lavori precari che nessuno vuole più fare. Ha una grande risorsa: guarda il mondo in cui vive e ne scrive. Scrive versi, scrive soprattutto commenti sull’attuale situazione politica nelle Americhe. Si è fatta un nome come opinionista. Un suo libro sull’esperienza del passaggio clandestino della frontiera fra Stati Uniti e Messico uscirà fra poco in italiano per la casa editrice Arcoirisi. Ilka dichiara di non appartenere a nessun partito e di guardare il mondo con gli occhi di una paria, l’ultima fra gli ultimi. Ascoltiamo anche la sua voce in questi primi giorni di insediamento di Trump.

Abbiamo visto moltitudini negli Stati Uniti manifestare in piazza da che Trump ha preso possesso come presidente del paese, e questo è magnifico. E però non possiamo essere ingenui e credere che tutto sia dignità e dissenso rispetto alle politiche di Trump e che la società da un giorno all’altro si sia svegliata e abbia preso coscienza dei valori umani. Perché negli Stati Uniti continuano ad esistere cittadini di terza categoria anche per i manifestanti che invocano la giustizia sociale, l’equità e l’umanità.

Sigue leyendo

Il muro di Trump contro America Latina

Sígueme en https://telegram.me/cronicasdeunainquilina

Tradotto da Monica Monicardi

Senza andare troppo lontano, il muro che Trump pretende di costruire non fermerà l’immigrazione forzata dei latino americani, perchè si deve alla politica estera degli Stati Uniti e alla sua intromissione nella America Latina. Primordiale. L’assedio costante, l’intromissione di affari interni di altri paesi che li considera come propri. Il saccheggio spietato di terre che sempre hanno danneggiato per  i loro capricci.

Se spieghiamo la immigrazione dei centroamericani e dei messicani verso gli Stati Uniti e ci addentriamo nella storia degli ultimi 50 anni nella regione, vedremo con il tempo il ruolo che ha giocato il Piano Condor e le dittature imposte che hanno reso possibile la creazione di governi neoliberali che rispondono ai comandi statunitensi.

Sigue leyendo

Se ne va il buon Obama, nero per scelta

Sígueme en https://telegram.me/cronicasdeunainquilina

Tradotto da Monica Monicardi

Molti hanno creduto che essendo nero, Obama rappresentasse un cambio eccezionale nella politica interna ed esterna negli Stati Uniti, ma il buon samaritano si è rivelato un nero che non ha fatto nulla. Un nero affine al sistema come il Ku Klus Klan come Hillary Clinton e Trump.

Non si può paragonare ne come essere umano, ne come politico con Martin Luther King o con Malcolm X; tuttavia il buon Obama da buon opportunista li utilizza nei suoi discorsi, come anche nel 50°anniversario della marcia in Selma Alabama, per farsi fotografare e darsi un’immagine in una memoria storica che non ha.

Sigue leyendo

La forza della tempesta

Sígueme en https://telegram.me/cronicasdeunainquilina

Tradotto da Monica Monicardi

Cresciamo con il cammino segnato, dagli stereotipi, le abitudini, la cultura, la religione e il sistema patriarcale che ci danneggia a tutti quanti. Pregiudizi che ci dicono questo si fa e questo no. Questo è il male, per quello che diranno, per il nostro sesso, apparenza fisica, ideologia, colore della pelle, età, condizione sociale, nazionalità ed etnia.

E cresciamo condizionati e pieni di paura, di fantasmi che si trasformano in inferni che ci consumano lentamente, e non riusciremo mai a svilupparci in pieno come esseri umani perché ci portiamo dietro tutte le limitazioni che ci sono state imposte durante la nostra infanzia e adolescenza.

Sigue leyendo

Non c’è Cuba senza Fidel, perché Fidel è Cuba

Sígueme en https://telegram.me/cronicasdeunainquilina

Tradotto da Monica Monicardi

La Rivoluzione Cubana, è una delle imprese emblematiche dell’umanità, con proprietà unica nell’umiltà e bravura. Dire Cuba è dire coscienza, memoria storica, è dire identità, lealtà e solidarietà. Fertilità.

Da 58 anni sorge la domanda di rigore nell’immaginario collettivo, manipolato dalla mediatizzazione, che cosa sarà di Cuba senza Fidel? Fallirà la Rivoluzione? La risposta si trova, nel mare feroce, nelle montagne, nei casali, nell’argine, e nella radice degli alberi: Cuba senza Fidel è Cuba con Fidel, perché Fidel è Cuba, Cuba è Fidel. Così come Cuba è anche ognuno di coloro che resero possibile la Rivoluzione.

Sigue leyendo

Ci rimane poco di umanità

Sígueme en https://telegram.me/cronicasdeunainquilina

Tradotto da Monica Monicardi

Ci rimane poco di umanità, se in qualche momento l’abbiamo avuta. Un pianeta insalvabile ci urla chiedendo aiuto, noi siamo disinteressati e ci sdraiamo con la pancia in alto a dormire dopo una sbronza, mentre intorno a noi si sta estinguendo davanti alla nostra indifferenza di mediocri egocentrici.

Siamo il deterioramento di una specie distruttiva, opportunista e spavalda. Siamo il peggio del male. Ogni giorno nasciamo con più specie in pericolo di estinzione, con la flora e la fauna in agonia, con le foreste tropicali pronte ad essere deserti. Con le vie dei nostri quartieri sparsi dalla spazzatura. Noi con la nostra pelle più dura. Più insensibili del giorno precedente.

Sigue leyendo

Una dignita’ chiamata Siria

Sígueme en https://telegram.me/cronicasdeunainquilina

Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde

Una delle monumentali farse della diffusione mediatica mondiale, degli ultimi decenni, è stata l’invenzione di una polarizzazione che ha scatenato una guerra in Siria. Una menzogna tra le tante, come la dittatura in Venezuela con Chavez e Maduro o quella di Cuba con Fidel e Raul. Oppure quella del dittatore Gheddafi in Libia. Una menzogna come quella che condusse all’invasione degli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan. Come quella che occultò il genocidio in Ruanda. 

Sigue leyendo

E’ arrivato il turno di noi che non abbiamo documenti

Sígueme en https://telegram.me/cronicasdeunainquilina

Traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via magenta 88, Sesto S.Giovanni

Le migrazioni dei centroamericani verso gli Stati Uniti iniziarono nel decennio 1980, dopo che gli USA invasero il territorio centroamericano con l’applicazione del Piano Condor e l’agenda regionale delle dittature che chiamarono Conflitto Armato Interno, e che in Guatemala lasciò un genocidio e terra bruciata.

Allora migliaia di persone si videro costrette a lasciare il Centroamerica per salvare le proprie vite e cercarono rifugio in Messico e, paradossalmente, negli Stati Uniti. L’ingerenza del Piano Condor di quegli anni non fu sufficiente e esso venne rinnovato nel 2004, dandogli il nome di Trattato di Libero Commercio tra USA, Centroamerica e Repubblica Dominicana. Un trattato che legalizzò l’ecocidio, l’estrazione mineraria, lo sfruttamento delle risorse naturali e la carica delle multinazionali nella regione.

Sigue leyendo

Una dignità chiamata Siria

Sígueme en https://telegram.me/cronicasdeunainquilina

Tradotto da Monica Monicardi

Una delle farse enormi della mediatizzazione mondiale, degli ultimi decenni, è stata l’invenzione polarizzata di una guerra in Siria. Una delle tante bugie come quella della dittatura in Venezuela con Chàvez e Maduro o quella di Cuba con Fidel e Raùl. Come quella del dittatore Gheddafi in Libia. Come quella degli Stati Uniti che hanno appoggiato l’invasione in Irak e Afghanistan. Come quella che occultò il genocidio in Ruanda.

La stessa mediatizzazione che ancora continua a chiamare dittatore Salvador Allende. Quella che disonora la memoria di Martin Luther King e Malcolm X. Questo giornalismo atroce che manca di etica, che si vende, che continua ad infangare il nome delle 13 Rose di Rosa Luxemburgo e dei miliziani della Repubblica. La stessa che fino ad oggi, continua a negare il genocidio in Guatemala e che appoggiò la dittatura imposta dagli Stati Uniti in Latinoamerica distrutta dal Piano Condor. 

Sigue leyendo

Termina il progressismo latinoamericano?

Sígueme en https://telegram.me/cronicasdeunainquilina

Tradotto da Monica Monicardi

Domanda di routine che ripetono più volte i mezzi di comunicazione di carattere corporativo come parte della manipolazione mediatica con la quale addormentano le masse amorfe. Inganni che giorno dopo giorno il braccio armato del neoliberismo incitato dal post dittature, diventa una  caratteristica del capitalismo aggregato da sempre. In testa un giornalismo fraudolento di chi si vende in fretta per infamare. Li assecondano coloro che coprono con il silenzio, dalla loro posizione agiata, il beneficio di abuso, il classismo, il razzismo e la esclusione.

Con la quantità di colpi a tradimento che ha ricevuto in quest’ultimo anno, il progressismo dovrebbe  essere cancellato dalla cartina geografica, ma è così, come gli scomparsi della dittatura e i martiri della storia latinoamericana: Memoria Storica, lealtà, coscienza e resistenza. Sono come i Popoli di Origine: immortali.

Sigue leyendo

Io sono Fidel! Io sono Fidel! Io sono Fidel!

Sígueme en https://telegram.me/cronicasdeunainquilina

Tradotto da Monica Monicardi

Daniel Ortega domandò al Memorial Josè Martì nella Piazza della Rivoluzione all’Havana, nel tributo a Fidel, dove sta Fidel? Il popolo cubano appassionato, riconoscente e con amore, al unisono rispose: Io sono Fidel! Io sono Fidel! Io sono Fidel! In quell’istante tornò a vibrare Cuba come avvenne il 1° di gennaio del 1959; il mondo ascoltò il popolo cubano,i venti e i mari fecero eco dell’amore reciproco tra il Leader della Rivoluzione Cubana e il suo popolo.

Sigue leyendo