Generazioni sconfitte

Tradotto da Monica Monicardi

L’America Latina, con i suoi multicolori, la sua fecondità, i suoi Popoli d’Origine i suoi martiri, è una terra di contraddizioni, tra queste le generazioni sconfitte; agiate all’ombra della sfacciataggine, dell’opportunismo  e dell’indifferenza. Generazioni che si rifiutano di una identità propria e che calpestano ogni traccia della memoria e della dignità.

Generazioni inette, addormentate, incapaci di cavarsela da soli. Incapaci di osare a creare, a discutere, a formulare un’analisi propria, perché si sono abituati  a fare il copia incolla; a nascondersi dietro le parole e le azioni di altre persone, perché facendolo non richiede nessuna responsabilità.  Perciò sono i burattini con i quali si burla un sistema di dominazione, che ogni volta si fonda sempre più  sulla radice inerte di quelli che dimenticano con facilità, perché vivono fluttuando dentro una  bolla di indifferenza e individualismo. Sigue leyendo

Generazioni sconfitte

Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde

L’America Latina, con i suoi colori, la sua fecondità, i suoi Popoli Originari e i suoi martiri, è una terra di contraddizioni, tra queste le generazioni sconfitte; sistemate all’ombra della sfrontatezza, l’opportunismo e l’indolenza. Generazioni che negano la propria identità e che calpestano ogni traccia di memoria e dignità.

Generazioni inette, intorpidite, incapaci di camminare sulle proprie gambe. Incapaci di trovare il coraggio di creare, contestare, formulare una propria analisi, abituate a copiare e incollare; a nascondersi dietro le parole e azioni di altre persone, perché questo non richiede alcuna responsabilità. Sono quindi marionette delle quali si burla un sistema di dominazione, che sempre più si fonda sulla radice inerte di chi dimentica facilmente, perché vive in una bolla fluttuante di indolenza e individualismo.  Sigue leyendo

Recensione al libro di Ilka Oliva Corado (Edizioni Arcoiris, 2017)

Mis amores, les comparto la reseña de mi libro de Travesía, que realizó David Lifoni, en Peacelink

Recensione al libro di Ilka Oliva Corado (Edizioni Arcoiris, 2017)

Storia di una indocumentada. Attraversamento del deserto di Sonora-Arizona

25 luglio 2017 – David Lifodi
Quando Ilka Oliva Corado attraversa la frontiera che separa il Messico dagli Stati uniti non ha nemmeno il tempo per tirare il fiato. La sua è una lotta per la sopravvivenza, per conquistarsi il diritto a vivere in uno stato, gli Usa, che si proclama il più ricco del mondo, ma che si caratterizza per l’esclusione sociale. Nel suo Storia di una indocumentada. Attraversamento del deserto di Sonora-Arizona, la giovane donna guatemalteca, che affronta questo viaggio nel 2003, quando ha soltanto 24 anni, è testimone non solo di un cammino irto di pericoli, ma anche del suo essere donna in un contesto di estrema violenza.

Oggi che Ilka vive negli Stati uniti ed è un’ottima giornalista ed autrice di numerosi libri (l’ultimo, Transgredidas, è una raccolta di violenze sulle donne), è riuscita ad elaborare la dolorosa e sofferta esperienza della migrazione, ma c’è voluto del tempo. Nel suo blog, Crónicas de una inquilina, “ci sono capitoli della mia vita in questa catarsi di una migrante indocumentada domestica di professione”. Troppo l’orrore che Ilka Oliva Corado è stata costretta a vivere in prima persona e, al tempo stesso, tante le vite che ha vissuto questa ragazza. Venditrice di gelati nel mercato di Ciudad Peronia, alla periferia di Città del Guatemala, arbitro di calcio, migrante senza documenti nella mani dei coyotes, indomita e ribelle di fronte alle difficoltà del deserto e agli abusi della polizia di frontiera, Ilka nel suo libro non racconta soltanto la sua esperienza di migrante che si deve guardare da vere e proprie battute di caccia della polizia di frontiera, la migra, ma denuncia il sistema che regge la migrazione illegale della frontiera sud degli Stati uniti e la tratta delle persone. Al tempo stesso, l’autrice del libro confessa che per anni, in lei, si è installata la depressione post-frontiera, che l’ha resa una persona malinconica al solo pensare alle migliaia di desaparecidos del deserto, coloro che non ce l’hanno fatta e sono morti di fame, di sete, di stanchezza, oppure sono stati finiti dalla polizia di frontiera o dalle bande criminali.

Il suo viaggio verso gli Stati uniti parte dal suo paese natale, il Guatemala, terra bellissima e straziata da uno dei conflitti armati più lunghi nella storia dell’America latina, dove i maya, oggi come ieri, sono considerati alla stregua degli animali. Ed è proprio così che si sente Ilka quando, dopo essere scesa all’aeroporto di Città del Messico ed aver incontrato la prima di una lunga serie di coyotes che, a seguito di un altro trasferimento aereo la conduce alle porte del deserto, deve fare i conti con la migra ed il razzismo radicato dei suoi agenti. Nel deserto di Sonora-Arizona il valore della vita perde valore. Ognuno pensa solo a se stesso, lo ribadisce più volte sia il coyote che guida il gruppo di Ilka nell’attraversamento del deserto sia quello che la conduce a destinazione nell’Illinois: “Ti consegneremo, ma se qualcosa va male ti uccidiamo”, viene avvertita la donna con una pistola puntata alla tempia. Lo stesso attraversamento della frontiera rappresenta, in un certo senso, un sistema di esclusione naturale, come racconta Ilka descrivendo l’attraversamento del confine: “Centinaia di migranti iniziarono a saltare le recinzioni di filo spinato nel tentativo di arrivare dall’altra parte senza essere intercettati dalle pattuglie di frontiera… la disorganizzazione totale, l’angoscia e la paura trasformarono quei fili spinati in armi bianche che si riempivano di sangue fresco: rimanevano impigliati pezzi di carne, pelle e capelli”.

Anfibia nel deserto, tra cactus che conficcano le spine nella pelle e dirupi, Ilka e i suoi compagni di viaggio cercano di fuggire dalla polizia di frontiera, un’orda di agenti fanatici e razzisti che accusa i migranti di rubare il lavoro ai cittadini statunitensi e al tempo stesso urla loro di avere le spalle coperte nel caso in cui decidano di ammazzare i “rifiuti latinoamericani” che intendano entrare nel loro paese. E poi la caccia vera e propria agli indocumentados, con mazze da baseball, pistole, vetture accalappiacani, aerei ed elicotteri. Ilka, da ex arbitro di calcio, riesce a giocare la sua partita: fermarsi significa soccombere. È la sua determinazione che le permette di salvarsi e, come ha scritto Alessandra Riccio nella post-fazione, “di questa sua condizione di indocumentada Ilka ne fa un vanto. Vivere la condizione di: clandestina, latina, bisessuale, povera, le ha dato una consapevolezza della sua appartenenza ad una parte dell’umanità  che rifiuta il modello di vita imperante  al quale non intende adattarsi e che, anzi, combatte in nome di un altro mondo possibile”.

“Libertà di movimento, libertà senza confini” è ciò che era scritto su un enorme striscione che, nel luglio 2001, apriva le giornate di contestazione al G8 di Genova. Ancora oggi migrare è considerato un reato, nella fortezza Europa come in quegli Stati uniti che pure non andrebbero avanti per molto senza la presenza dei latinos indocumentados. Ilka è una sopravvissuta alla frontiera con buona pace di tutti coloro che intendono innalzare nuovi muri.

Storia di una indocumentada. Attraversamento del deserto di Sonora-Arizona

di Ilka Oliva Corado

Edizioni Arcoiris, 2017

Pagg. 86 

€ 10

 

Storia di una indocumentada. Attraversamento del deserto di Sonora-Arizona

Mis amores, les comparto esta reseña en italiano acerca de mi libro de Travesía. Agradezco a David Lifodi por haberla escrito.


Recensione al libro di Ilka Oliva Corado (Edizioni Arcoiris, 2017)

di David Lifodi, La Bottega del Barbieri

Conosco Ilka Oliva Corado per i suoi articoli di analisi politica e sociale su Alainet. Quando parla del suo paese, il Guatemala, o della realtà latinoamericana, è un fiume in piena. Ilka è stata una indocumentada che adesso vive negli Stati uniti dopo un viaggio compiuto nel 2003 al limite della sopravvivenza. Ha impiegato del tempo per trovare il coraggio non tanto di raccontare, quanto di rivivere, la sua odissea caratterizzata dall’attraversamento del deserto di Sonora-Arizona, braccata dalla migra, la polizia di frontiera statunitense, che l’ha definita “rifiuto latinoamericano”. Glielo hanno urlato in faccia, più volte, a lei e alle migliaia di indocumentados che in quel momento stavano cercando di lasciarsi alle spalle i problemi per i quali fuggivano dai paesi di origine. Ilka Oliva Corado è una delle fortunate che ce l’hanno fatta e adesso, in qualità di giornalista, ha potuto raccontare il suo viaggio dal Guatemala agli Stati uniti nel suo libro Storia di una indocumentada. Attraversamento del deserto di Sonora-Arizona. Sigue leyendo

Traffico e abusi sui migranti indocumentati in transito

Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde

Già di per sé l’incubo di migrare senza documenti è terribile manca solo aggiungerci l’essere vittima di tratta per lo sfruttamento sessuale, lavorativo, e traffico di organi; di uomini, donne e bambini, essendo donne e bambini i maggiormente vulnerabili. Senza dimenticare di menzionare la comunità LGBTI che oltre ad essere discriminata soffre un maggiore abuso dovuto all’omofobia e al patriarcato.

Quella indocumentata è una popolazione esposta costantemente a ogni tipo di abuso, sia delle mafie così come delle autorità governative dei paesi di origine, transito, destinazione e ritorno. Un migrante in transito vive una situazione delicata dovuta allo status sociale che lo espone ai pericoli e abusi derivanti dalla sua condizione di indocumentato.  Sigue leyendo

Traffico e abuso sui migranti indocumentati in transito

Tradotto da Monica Monicardi

Già di per sé l’incubo di migrare senza documenti è terribile, ci manca solo essere vittima del traffico per sfruttamento sessuale, lavorativo e traffico di organi; di uomini, donne e bambini, soprattutto le donne e i bambini sono i più vulnerabili. Senza dimenticare di citare la comunità LGBTI che oltre ad essere discriminata soffre un abuso maggiore causato dalla omofobia e dal patriarcato.

Quella indocumentata è una popolazione esposta costantemente ad ogni tipo di abuso, tanto dalla mafia quanto dalle autorità governative dei paesi di origine, di transito, di destino e di rimpatrio. Un migrante in transito vive in situazione delicata causata dallo stato sociale che lo espone davanti ai pericoli e agli abusi per le sue condizioni di indocumentato. Sigue leyendo

Parliamo di patriarcato

Tradotto da Monica Monicardi

Il patriarcato dovrebbe essere un tema di conversazione, come quando parliamo di football, di musica, di letteratura, di arte, di film…

Si dovrebbe parlare del patriarcato e delle sue  conseguenze, nella scuola, nell’università, nelle riunioni sociali, ovunque e a tutte le ore.

Perché? Perché è il nostro nemico da battere, e non è un argomento che riguarda solamente le femministe, non bisogna essere femministe per parlare di patriarcato; il patriarcato ci reca danno a tutti, ad alcuni più di altri, perché non uccidono un uomo per il suo genere, la donna sì. Sigue leyendo

Parliamo del patriarcato

Tradotto da Fabrizio Verde, L’antidiplomatico 

Il patriarcato dovrebbe essere un argomento di conversazione, come quando parliamo di calcio, musica, letteratura, arte, cinema…

Si dovrebbe parlare del patriarcato e delle sue conseguenze, a scuola, all’università, durante gli incontri sociali, ovunque e in ogni momento.

Perché? Perché è il nostro nemico da sconfiggere, e non si tratta di una tematica che coinvolge solo le femministe, non devi essere femminista per parlare di patriarcato; il patriarcato ci danneggia tutti, può colpire qualcuno più di altri, perché un uomo non lo uccidono per il suo genere, le donne sì.  Sigue leyendo

Lettera aperta a Cristina Kirchner

Tradotto da Monica Monicardi

Il giorno che eri ad Arsenal, mentre parlavi alla folla, io guidavo per le strade di  Chicago, ero al lavoro e la mia datrice di lavoro mi aveva mandato a fare una commissione, ho messo gli auricolari al telefono cellulare e ascoltai  tramite Facebook la tua rivendicazione politica; mi sono dovuta fermare nella corsia di emergenza quando hai presentato il giovane boliviano che lavora tagliando le verdure; ho pianto come una bambina, ho sentito che con lui nominavi tutti i braccianti di tutti i tempi. Nel suo sguardo di immigrante si rifletteva la nostalgia di migliaia, anche la mia. Solo noi immigrati sappiamo quello che si vive in casa straniera. E non ti dico degli indocumentati, sono 14 anni che vivo senza documenti negli Stati Uniti e facendo mille mestieri. Quello che mi ha commosso è vederti insieme a lui, da pari a pari, presentandolo come essere umano, come entità di cambiamento, e tu lì con un progetto di governo e di società che tratti tutti in modo uguale con gli stessi diritti e opportunità di sviluppo, quello fu un atto di conseguenza politica e umana. Sigue leyendo

Aver liberato Leopoldo López è un grave errore

Tradotto da Fabrizio Verde, L’antidiplomatico 

Una cosa sono gli appelli alla pace, al dialogo che cerca la pace, altra cosa è liberare l’autore intellettuale delle guarimbas del 2014 in Venezuela, volte a creare il caos necessario per un colpo di Stato. Guarimbas che sono costate la vita di 43 persone. Averlo fatto è stato un grave errore del governo venezuelano, non si deve mai negoziare con il nemico. Il tipo si era già salvato dal carcere nel 2002, per l’assalto contro l’ambasciata di Cuba, non si tratta di un soggetto docile.  Sigue leyendo

Essere giornalisti al tempo dei governi neoliberisti

Tradotto da Fabrizio Verde, L’antidiplomatico 

Enorme è la repressione dei governi neoliberisti in America Latina, un sistema di comando costruito nel periodo post-dittatura nella regione. Minacce, torture, sparizioni e omicidi che restano impuniti. L’unico obiettivo è mettere a tacere la voce di chi ha il coraggio di esprimere la propria opinione, risvegliando così le menti delle masse assopite. Questo è lo spauracchio di Stati falliti e corrotti; il risveglio delle masse e in questo il ruolo del giornalismo con coscienza sociale è di vitale importanza. Perché se le masse risvegliano, cambia il sistema.

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Cristina e la sua testardaggine da mulo

Tradotto da Monica Monicardi

Modestia a parte, Cristina oltre ad essere donna è un mulo e forte, (come dicono gli argentini) molte vorrebbero essere dei muli come lei. Nel mio paese, che rimane ad oriente del Guatemala e che confina con El Salvador, arido come è soltanto lui, in quei colli è comune che uno  quando si riferisce ad una donna dica mulo o puledra, nessuno si offende, perché non lo si dice per offendere, è un complimento e una affermazione. Sono onori che solo noi gente del popolo gradiamo. Ma è chiaro che uno deve vivere con gli animali (che sono la nostra famiglia) per comprendere il contesto, nessuno della capitale lo capirebbe. Perché nessuno che abbia vissuto con loro conosce la loro natura. Noi donne in sostanza siamo molto simili ai muli.

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Lettera aperta a Cristina Fernández de Kirchner

Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella (Pressenza)

Il giorno in cui eri ad Arsenal, mentre parlavi alle folle, io guidavo per le strade di Chicago, ero al lavoro e il mio datore di lavoro mi aveva mandato a fare una commissione. Ho messo gli auricolari al telefono cellulare e ho ascoltato via Facebook la tua rivendicazione politica: ho dovuto fermarmi nella corsia di emergenza quando hai presentato il giovane boliviano che lavora tagliando verdure. Ho pianto come una bambina, ho sentito che insieme a lui nominavi ogni lavoratore di ogni tempo. Nel suo sguardo di immigrante si rifletteva la nostalgia di migliaia, anche la mia. Solo noi immigrati sappiamo cosa vuol dire vivere in casa straniera. E non ti dico di quelli senza documenti. Vivo da 14 anni negli Stati Uniti senza documenti, facendo mille mestieri. Quello che mi ha commosso è stato vederti insieme a lui, da pari a pari, mentre lo presentavi come essere umano, come entità di cambiamento, e tu lì con un progetto di governo e di società che tratti ognuno da uguale, con gli stessi diritti e le stesse opportunità di sviluppo. Quello è stato un atto dalle conseguenze politiche e umane.

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Paria

Tradotto da Monica Monicardi

Ricordo che da bambina dopo aver venduto gelati al mercato nel fine settimana, ritornavo a casa puntualmente alle due del pomeriggio, (fra la settimana alle 12,30 perché all’una andavo a studiare) e andavo per  strada con i miei amici,  ciascuno con  dei sacchi in mano, a raccogliere l’immondizia di casa in casa  per buttarla nel burrone, ci pagavano 25 centesimi per sacco.

Con il frigo portatile sulla spalla correvo dietro agli autobus supplicando alle guide che mi lasciassero salire, per vendere i mie gelati, con un salto salivo e scendevo perché non fermavano mai   l’autobus completamente.

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Liquidare il Venezuela perché morto il cane è rimasta la rabbia

Tradotto da Monica Monicardi

Siamo ad un passo dall’invasione del Venezuela da parte degli Stati Uniti e dal suo branco. La prima cosa è aprire lo spazio terrestre, marittimo e aereo saranno il Brasile, la Colombia e l’Argentina, i loro governanti sono già pronti. Qualcuno ha creduto al racconto di La Paz di Juan Manuel Santos? L’Iran con i suo autoblindati ossidati che inviano bazooka ai loro fratelli: di sangue, di latte, di cuore e di patria.

La guerra dei media è enorme, una quantità di informazioni distorte che sono state create a rafforzare la manipolazione di quelli che sono a favore. Perché uno nella vita è carne o pesce, non possono esistere mezzi termini quando si tratta di difendere la sovranità dei popoli. Nel caso del Venezuela o si sta con lei o si sta con il nemico, non si può essere imparziali e rimanere in silenzio perché facendolo si nasconde lo sterminio della Memoria Storica, la dignità e la identità dei popoli: la loro decisione democratica presa.

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Resistere, resistere, resistere

Tradotto da Monica Monicardi

Sarebbe risultato tanto facile per Cristina il giorno seguente al termine del suo mandato presidenziale in Argentina, prendere le sue cianfrusaglie e andarsene all’estero; il totale di ciò che aveva realizzato che le corrispondeva come capo del governo. Lo stesso avrebbe potuto fare Dilma quando ha subito il colpo di Stato, la cosa più facile: andarsene e non tornare più indietro. Ma sono rimaste e non per rimanere con le braccia incrociate, come Lula che non si è fermato un giorno.

Chiari esempi di convinzione e di responsabilità storica come politici in un tempo in cui la maggioranza se ne lava le mani. E’ la sostanza principale, la coscienza politica non si apprende, la coscienza nasce giorno dopo giorno quando ci si mette nei panni degli altri.

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Il nord, la emigrazione imminente

Tradotto da Monica Monicardi

Il nord non sempre sono gli Stati Uniti, il nord, per i migranti i dislocati è un luogo lontano i quali vanno in cerca dell’utopia. Obbligati dalle circostanze, queste circostanze hanno responsabilità: uno Stato inefficace, un sistema dominatore per tradizione e una società inumana e insensibile.

Emigrano forzatamente dal villaggio alla capitale o in un altro paese e gli cambia la vita, da quando mettono il piede fuori dal loro nido, in quell’istante non saranno mai quelli di prima. Qualcosa si rompe, qualcosa di tanto valore e intimo che è impossibile ricostruire e recuperare. Si sfuma e ci divide in due : uno prima e uno dopo; ritorna ogni tanto nei sospiri lenti della nostalgia. E come i ricordi: non si possono toccare.

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La famiglia tradizionale come imposizione

Tradotto da Monica Monicardi

Dall’inizio dei tempi, il sistema patriarcale ci ha imposto persino il modo in cui dobbiamo camminare o sederci, tutto in rispetto al ruolo di genere e non parliamo di comportamenti perché derivano dalle categorie che dipendono dagli stereotipi e dai pregiudizi; che derivano dall’educazione o meglio, da asini come siamo optiamo per farla propria per convenienza.

Non c’è niente di più imposto in questa vita e che ci crea molto danno come società come il modello   patriarcale che è maschilista e misogino. Madre potenziale, dicono nei saluti del giorno della Madre a donne che non hanno figli, come se tutte le donne solo perché semplicemente sono donne devono convertirsi in madre sì o sì. Questa donna è già stata usata, non vale, dicono quando si sa che una donna sola ha avuto relazioni sessuali prima del matrimonio. E l’uomo? E’ un gallo fra le donne che ha nella sua lista. Ma qui c’è un dettaglio, cosa succede con l’uomo che si distingue dalla media? Di sicuro è omosessuale, pederasta e tanti altri appellativi che diventano normali in una società che ha fatto del disprezzo, dell’insulto e la violenza una forma di vita.

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Madri a seguito di una violazione

Tradotto da Monica Monicardi

In questo momento in qualsiasi via, bar, angolo, casa e foresta in America Latina, stanno violentando una bambina, un adolescente, una donna, nei prossimi cinque minuti saranno dozzine in più ad essere violentate, a mezzogiorno saranno cento e ad arrivare a sera, mille. Di loro la maggioranza saranno picchiate, molte assassinate in crimini di odio, alcune scompariranno e non si saprà mai nulla di loro, probabilmente moriranno nell’inferno del traffico di persone; e altre, apparirà il loro corpo smembrato in qualunque via, in un sacchetto della spazzatura o in un sacco. Di queste bambine, adolescenti e donne violentate, cento rimarranno incinte.

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Transgredidas, testimonianze di sopravvissute della violenza di genere

Tradotto da Monica Monicardi

Transgredidas è uno dei libri che più mi è costato scrivere, mi ha fatto male, ho pianto e l’ho sentito in carne viva, perché sono narrazioni di testimonianze e storie di bambine, adolescenti e donne che hanno sofferto abusi sessuali, sia nel loro percorso come migranti senza documenti verso gli Stati Uniti, sia come vittime di traffico di persone con fine di sfruttamento sessuale.

Abusate dai famigliari o da sconosciuti, non per la loro origine, non per la  loro classe sociale, ma per essere donne di una società che non rispetta e non da valore alla donna per il suo genere, in una società che  la inaridisce, queste sono storie accadute in varie parti del mondo perché l’abuso verso il genere femminile non ha età, colore, religione né nazionalità.

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