Dolci al cardamomo

Tradotto da Monica Manicardi Lei è nello stagno a lavare i panni di tutta la famiglia dalle quattro del mattino, alcune sono arrivate alle tre, ognuna accompagnata da una lampada per illuminarsi un po’ nel grande buio in mezzo al boschetto del villaggio.  Hanno anche una tettoia che le copre un po’ quando piove senza vento, ma quando vengono i temporali non hanno nulla per ripararsi  e lavano prendendosi l’acquazzone  ritrovandosi con i panni inzuppati d’acqua che sgocciolano mentre tornano a casa. Se finiscono prima dell’alba, ne approfittano per fare il bagno, con sapone per auto o l’olio d’oliva che avvolgono le pannocchie…

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Bibita alla rosa della Giamaica

Tradotto da Monica Manicardi In altri tempi avrei comprato le guayabas nel villaggio ognuna  per dieci len (un centesimo), guayabas  delle dimensioni di una mano, ma invece queste guayabas piccoline fanno più male che piacere, molto costosi come tutto, al giorno d’oggi anche l’aria che respiri è costosa, riflette Toña, vedendo come aggiusta il suo stipendio fino all’ultimo centesimo. Ha voglia di  una bevanda  di rosa della Giamaica,  i sacchetti da un chilo si trovano sempre sugli scaffali sottostanti dove si trovano i fagiolini e le barbabietole. Anche se va sempre dritta alla commissione, oggi Toña vuole passeggiare per i corridoi del supermercato e rinunciare…

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Frullato di frutta

Tradotto da Monica Manicardi Tanita ha sempre desiderato un frullato di frutta, un sogno irraggiungibile nella sua infanzia. Parlavano  dei  frullatori  negli spot radiofonici quando si sintonizzavano su «El ojo de vidrio» di Porfirio Cadena. Che emozione, ricorda Tanita, quando pioveva alla radio, ascoltando il tuono che scuoteva la lamiera del tetto della casa, il rumore delle zampe dei cavalli che camminavano sul selciato: taca, taca, taca, ta… Si immaginava  che tutto questo stesse accadendo tra le montagne e la sua mente si perdesse tra le strade più importanti, i bastoncini rossi di guayaba e l’erba. Si chiedeva se anche le case di quel…

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Zuppa di crescione

Tradotto da Monica Manicardi Esce dal supermercato con la borsa piena di verdure. Ha comprato un mazzetto di crescione per fare il  brodo. Il suo amico Joaquin le disse che, per le fredde giornate del lungo inverno americano, il brodo di crescione era il migliore. Maria ha provato il crescione solo nelle insalate e nelle frittelle di carne, alle quali a volte aggiunge bietole, anche se ultimamente le mescola  con il tofu. In una mano tiene una libbra d’uva che assaggia un chicco alla volta. Mangia questo frutto solo a dicembre perché le ricorda la sua adolescenza nella sua nativa Guatemala. Teme…

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Melassa di melograno

Tradotto da Monica Manicardi Si sveglia, guarda l’orologio, sono le quattro e ventidue del mattino. Abbraccia le lenzuola e si allunga sul letto, si alza e fa bollire l’acqua per il caffè. Si lava i denti e mentre l’acqua bolle, Cecilio si affaccia alla finestra, dall’altra parte un fitta oscurità che presto lascerà il posto all’alba gli ricorda che questi sono gli ultimi giorni d’estate. Presto gli toccherà  mettere via i suoi vestiti estivi e iniziare ad arieggiare i suoi vestiti invernali che a fine stagione conserverà in sacchetti di plastica e per non sentire l’odore del chiuso mette dei rametti…

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Le pannocchie stese al vento

Tradotto da Monica Manicardi Ogni volta che può, Perfecto dice a quello che incontra sulla sua strada che da molti anni ha  la sua famiglia negli Stati Uniti  e che ha provveduto ai documenti per tutti i suoi figli, persino i nipoti che sono nati  al Nord. Ma la verità è diversa, la realtà di Perfecto è come quella di migliaia di persone prive di documenti, si vergogna nel dire che non ha documenti e la paura della deportazione lo fa mentire costantemente sulla sua vita nel paese. Emigrò più di trent’anni fa, ancora adolescente. Nella sua prima notte al Nord  l’angoscia non lo…

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Il sorriso di Martina

Tradotto da Monica Manicardi La prima volta che Arnold la picchiò fu durante la loro prima notte a letto insieme, Martina scappò con lui perché la sua famiglia la voleva mandare a vivere a casa di sua zia Dominga nella capitale, per toglierle di dosso il pigro che le girava intorno, così suo padre lo chiamava ad Arnold, «il pigro senza lavoro». Sua madre, che era cresciuta pascolando mucche e facendo tortillas per tutta la famiglia e che quando si sposò continuò ad eseguire le stesse mansioni, le disse di sposarsi solo dopo che  si fosse laureata in qualcosa che l’avrebbe…

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