Migrare morti in vita per morire mille volte di più

Tradotto da Monica Manicardi

I segni  più visibili delle dittature imposte dagli Stati Uniti in America Latina, si possono vedere tutti giorni in  migliaia di migranti che si vedono obbligati ad uscire dal suo paese di origine per cercare di salvare la propria vita, e ottenere un tetto e cibo negli Stati Uniti; che viene presentato dagli esperti un’illusione come quello della Mecca, come l’acqua che placa la sete, come la terra dei sogni dove tutti i desideri si fanno reali.

Un’America Latina impoverita dai governi neo liberali post dittature plasmato da folle di corrotti e saccheggiatori; che hanno creato organizzazioni di narcotraffico e traffico di persone che operano dall’interno stesso dello Stato, fanno di questo pellegrinaggio la peggiore delle torture per coloro che vogliono sopravvivere a questo tragitto nel proprio cammino verso gli Stati Uniti.  Aggiungendo il comportamento della Pattuglia di Frontiera che fa un banchetto con la carne del migrante, in tutti i sensi.

Ma la tragedia non è solamente nella frontiera sta Stati Uniti e Messico, equivale ad una delle migliaia di  vite che perdono nel loro cammino da migrante. La disgrazia è nel paese d’origine che lo ha violentato negandogli opportunità di sviluppo e di accesso ad una vita integrale. Uno stato che lo esclude che lo stigmatizza che lo lascia affamato e in stato di pulizia sociale. Che lo fa scomparire nel traffico di persone con il fine di sfruttamento sessuale, lavorativo e nel traffico di organi. Morti che camminano migrano, per morire mille volte in più nel tragitto; e stare  nel paese di arrivo la mano d’opera è a basso costo ed anche sfruttata e violentata.

E muoiono dal momento stesso nel quale decidono di migrare, muoiono prima di aver attraversato la frontiera che li allontanerà dalla loro casa, dai loro affetti e dai loro sogni. E muoiono  di nuovo tutti i giorni, quando i paesi fratelli li maltrattano, li discriminano, li abusano, li fanno scomparire e li uccidono. E muoiono affogati in mare, nei piccoli gommoni che cercano di arrivare a Porto Rico, quando partono dalla Repubblica Domenicana. E tornano a morire quando arrivano alla frontiera negli Stati Uniti e del Messico, quando la Pattuglia della Frontiera in un atto vile di disumanità li stermina. E muoiono nuovamente quando entrano nel paese di destinazione che nella disgrazia migratoria si trasforma eventualmente nel paese di residenza.

Questi migranti che si sono visti obbligati ad uscire dal loro paese di origine, sono i bambini che vivono nei cassonetti, quelli che lavano i vetri ai semafori, quelli che imballano nei mercati, quelli che puzzano di colla. Quelli che in squadre raccolgono il caffè,   sgranano verdure e frutta. Quelli che hanno i polmoni malati  per le  carcasse bruciate. Sono le bambine macchiate nei bordelli e nelle case di appuntamenti, se riescono ad uscirne  vive.

Sono genitori di famiglia che lavorano dalla mattina alla sera pulendo le strade, pulendo edifici. Sono madri che hanno lasciato la vita nelle fabbriche, nelle mense, nei seminterrati degli ospedali, nelle strade.

Operai e contadini di tutte le età ai quali il proprio governo del loro paese di origine li hanno marginati da quando sono nati, che hanno continuato ad essere stigmatizzati di generazione in generazione, che fanno parte della ferita viva di un tessuto sociale frammentato nella memoria e nella dignità.

Questo branco di corrotti ha trafficato con imprese transnazionali dando il colpo di grazia alle risorse naturali delle intere comunità, impadronendosi di terre, assassinando contadini, obbligando i popoli interi al trasferimento forzato, che ha la forma di una emigrazione forzata.

Capi criminali nei governi che realizzano retate nei sobborghi, assassinando e facendo scomparire l’infanzia e la gioventù che urla esigendo opportunità di sviluppo e che al contrario li obbliga  a delinquere o a migrare.

Le cause delle migrazioni forzate si vedono ad occhio nudo: società inumane che controllate dal classismo e dal razzismo nascondono l’abuso dello Stato verso i più vulnerabili. Governi corrotti che continuano puntualmente il programma dell’oligarchia e gli interferenti che vedono i migranti come effetti collaterali dell’imposizione statunitense nella regione.

Migranti morti in vita che muoiono tutti i giorni in terre lontane: violentati, picchiati, torturati, assassinati e scomparsi. Sopravvissuti stigmatizzati, che tornano a morire ogni mattina: nel paese di transito, destinazione,  residenza, destino e ritorno. Perché anche le deportazioni di massa fanno parte della violenza esercitata dagli Stati Uniti e dal resto dei paesi latinoamericani con governi neo liberali.

Non importa di quale partito sia il presidente degli Stati Uniti, il programma migratorio è lo stesso. Mentre l’America Latina   non si libera dall’ingerenza straniera e dei governi neo liberali, l’unica uscita continuerà ad essere per migliaia, la migrazione forzata.

Nel frattempo, chi si preoccupa di coloro che migrano morti in vita,  per morire mille volte di più?

 

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Ilka Oliva Corado @ilkaolivacorado

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