La resistenza degli zafferani

Tradotto da Monica Manicardi
Pensano che non sia rimasto alcun respiro, che sono riusciti a polverizzare i desideri e che hanno strappato dal campo le radici degli zafferani. Pensano di aver lasciato gli alberi senza corteccia, indifesi, in terra indebolita. Credono che tutto sia una valanga. Ma ogni cipresso silvestre, che nasce nella roccia dimostra il contrario. Pensano di aver messo a tacere il canto del cardellino, ma gli stormi sorvolando l’orizzonte dimostrano che ci sono cinguettii impossibili da uccidere e che ci sono delle bellezze e libertà incredibili che nessun odio può oscurare.

Pensano di essere riusciti a recintare gli uragani, , a piegare la forza dei mari, che hanno comprato per la metà di un centavos l’essenza delle burrasche, così come loro sono stati comprati. Tuttavia; la brezza dell’acqua salata che accarezza il litorale, dimostra che non esiste denaro che possa comprare l’immensità del mare.
Pensano che le cordigliere millenaria dell’America rifiorite siano grattacieli di cemento e presunzioni. Come le case dove loro vivono, costruite con il sudore e la dignità dell’operaio. Comprate con la slealtà e l’inganno dal quale è stata venduta.
Questo credono. Credono che tutto si vende e tutto si compra, come hanno comprato loro. Credono di avere il potere di cambiare la natura dell’amore. Che sono riusciti a sconfiggerlo, ad avvizzirlo e con ciò a sconfiggerci. Perché solo chi ama è invincibile, perché solo chi sente, ama e sogna e si dà, dà alla vita che è il ceppo dei popoli. I popoli che sono la freschezza dell’America Latina originaria.
Pensano di essere riusciti a farci dimenticare, di averci cancellato la memoria, che come loro ci venderemo. Pensano che come loro ci convertiremo in traditori, che ci metteremo all’asta e che, pugnaleremo con la spada con la slealtà dei lacchè. Come loro.
Pensano che ci stancheremo di lottare e che gireremo la schiena e che le nostre grida si trasformeranno in mormorii e che si spegneranno, occultando in silenzio il tradimento e a vantaggio il disonore degli ingrati. E che saremo come loro: perversi e complici.
Pensano che termineremo con la ribellione, che la lanceremo in alto o che la abbandoniamo in qualsiasi ascensore di un grattacielo, o peggio ancora che la faremo criptare in qualche cassaforte della banca dei corrotti. Credono che sputeremo in faccia dei nostri antenati e che il nome dei nostri eroi ed eroine rotoleranno nella valanga, verso gli abissi, sotterrandoli per sempre. Pagano in cambio di favori. Credono questo. Questo vogliono.
Credono che il nostro rogo si spegnerà come una fiamma che si accende e si spegne subito, ma è lava di vulcano in eruzione. Credono di spingerci verso un abisso da dove rotoleremo verso la morte, non sanno che siamo fatti di fenditure e di massa di metalli. Di bastoni intrecciati e fango, che siamo la terra, la Madre Terra. Che siamo fatti di radici di conacaste (albero tropicale) e cacao. Che il nostro canale è l’eco del canto dei cardellini che rompono il silenzio nelle cordigliere dell’America millenaria, che non vuole rinunciare alla sua essenza originaria e autonoma.
Credono che ci hanno sconfitti: scorticandoci, torturandoci, mettendoci paura, incarcerandoci, facendoci sparire, assassinandoci; ma ancora non conoscono la resistenza degli zafferani che abbelliscono la campagna, che mai nessun traditore potrà seccare.
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Ilka Oliva Corado. @ilkaolivacorado contacto@cronicasdeunainquilina.wordpress.com

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