Una primavera con milioni di Lula

Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde

Per capire il cuore del sobborgo devi vivere i suoi difetti, le sue grida, le sue frustrazioni e le sue illusioni. Lula viene da lì, dall’oblio, dallo sfruttamento, dalla carezza delle mani rugose che raccontano storie di poesie scritte nel vento

di Ilka Oliva Corado – Crónicas de una Inquilina

Nel 1958, fu scoperta quasi per caso e nel suo stesso habitat, la cronista e poetessa della favela, Carolina Maria de Jesus; che si incaricò di ritrarre nel suo diario la vita quotidiana nelle favelas in Brasile. Una realtà cruda, di miseria, di abuso, di esclusione e; anche una realtà di sogni, di lealtà e di puro amore. Molto poco conosciuta in America Latina, Carolina Maria de Jesus ha catturato nei suoi testi l’essenza della periferie brasiliane, che con fervente amore ha fatto irruzione nelle strade per difendere un lavoratore che le riscattò e restituì voce oltre al potere dei sogni: Lula.

Per capire il cuore del sobborgo devi vivere i suoi difetti, le sue grida, le sue frustrazioni e le sue illusioni. Lula viene da lì, dall’oblio, dallo sfruttamento, dalla carezza delle mani rugose che raccontano storie di poesie scritte nel vento, dal luogo in cui nascono le chimere più sublimi che si sono sviluppate in America Latina.

L’amore dei brasiliani verso Lula non è cosa recente, questo amore ha le radici degli alberi che abbelliscono l’Amazzonia, la freschezza del fiume Paraná e l’innocenza dei bambini scalzi che giocano a calcio nei campetti. La vita delle donne che costruiscono e trasformano il Brasile, che è orgoglioso dell’eredità afro-discendente dell’America Latina.

Quella realtà dei sobborghi che ha saputo interpretare perfettamente Maria de Jesus, cambia quando Lula e Dilma diventano presidenti, la favela si converte nel cuore della lotta di classe, nel bastione di una rivoluzione culturale che continua a scommettere sulla trasformazione dal Brasile, la favela diviene la protagonista della propria metamorfosi ed è inarrestabile, la primavera in Brasile non può essere rimandata, niente e nessuno può fermarla: i campi fioriranno come i fiori con la rugiada dell’alba, anche se nelle strade piovono granate e proiettili.

Le montagne verde bottiglia faranno risuonare i ruscelli di acque serpeggianti che cercano di incontrare il mare risvegliato, con l’oceano fecondo, per tornare alla costa dove camminano migliaia di Lula, che scendono per le strade delle favelas per fare del Brasile la primavera di un’America Latina che cerca il suo cammino.

Lula lo puoi trovare nelle braccia abbrustolite di coloro che tagliano le canne al sole, nella schiena rotta di chi lavora nei mercati, nelle mani spezzate dei muratori, nella parola degli operai a giornata. Nelle mani creative degli artisti di strada.

Lula puoi trovarlo nel dolce del mango tropicale, all’ombra delle palme e nell’acqua delle noci di cocco, nelle strade fangose dei campi aperti, in cima alle colline, ai margini del machete del contadino, nella foschia della domenica pomeriggio. Nel canto degli uccelli, nel guscio della quercia, nelle mani delle ragazze che imparano a scrivere. Lula lo puoi trovare in ogni lettera della poesia di Carolina Maria de Jesus. Nelle gole fertili della gioventù che esce in strada a gridare dalla bocca del vulcano, annunciando infuriata, l’arrivo della primavera.

Lula si trova nelle vene degli emarginati, le vene che fanno dell’America Latina un immenso fiume amazzonico che nutre intere popolazioni, popoli che camminano, scalzi, ballano batucadas, alla ricerca della primavera rinnovatrice che li attende con la bellezza dei fiori sbocciati.

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