La serva come schiava

Tradotto da Monica Manicardi

La servitù, la serva, la domestica, la ragazza, l’aiutante, la tata, la gatta, la cameriera, la bambinaia; l’impiegata domestica si riconosce con un infinità di nomi, in modo sprezzante. Tuttavia è l’impiegata più importante, paradossalmente è anche sottopagata, sfruttata e schiavizzata in un modello di società che utilizza i paria come trampolino di lancio; come una scala, come il supporto più importante per sostenere lo sfruttamento di alcuni a beneficio di altri.

Un infinità di teorie, studi, concetti e definizioni si possono scrivere in più libri, per giustificare l’esistenza della serva, comunque questo lavoro non ha alcuna giustificazione; è lo sfruttamento di una donna affinché un’altra raggiunga il beneficio della realizzazione professionale e personale. Un sistema che nel millennio ha mantenuto il modello funzionale alle minoranze.

Grazie al fatto che strutturalmente si è negato l’acceso all’educazione ai paria e alle donne in particolare, migliaia di bambine, adolescenti e donne si vedono obbligate a lavorare nel servizio domestico, situazione che beneficiano molte famiglie della classe media, della borghesia e della oligarchia a coloro che in molti casi non gliene frega niente della equità e della uguaglianza sociale, perché l’inesistenza di queste vanno a loro vantaggio.

E così è come vediamo, femministe e sostenitrici dei diritti umani, che non sono escluse dal sistema e formano parte di questo molte volte di proposito perché “che colpa hanno loro se sono così dalla nascita e perché fare polemiche”, le vediamo partecipare a conferenze, dettando seminari per l’equità e dei diritti della donna, per l’accesso all’educazione, mentre nelle loro case ce ne sono delle altre; prendendosi cura dei loro figli, pulendo la casa, stirando la roba, pulendo i bagni e ripulendo i pavimenti. Un’altra che grazie al sistema dello sfruttamento non guadagna nemmeno un salario minimo e manca di benefici lavorativi.

E vediamo come nei millenni, famiglie complete raggiungano lo sviluppo, l’opportunità dell’accesso all’educazione superiore, mentre altre le servono da supporto, da esposizione, da cuscino. Questo cuscino morbido che le copre e le protegge il sonno a cambio del dolore di essere sfruttata, insultata, trattata come un mobile vecchio, non come una persona. Una serva che non si stanca mai, che non piange mai, non sente alcun dolore, una serva che non pensa, non vede, non ascolta e non parla, solo quando deve dire: sì, signora, si padrona. Perché se sente, se ascolta, se parla, se interagisce come persona sarà licenziata; perché ha abusato, si è messa alla pari. Per questo esiste la serva, per questo esiste il lavoro della servitù, perché sono tombe che inoltre puliscono le porcherie dei loro datori di lavoro. E se andiamo oltre, ci sono le camere per raffreddare i bollori del padrone, dei suoi amici e dei suoi figli.

Mentre la padrona e le sue figlie riescono a frequentare la scuola, l’università, si muovono professionalmente, l’impiegata domestica marcisce fra quattro pareti, marcisce fra il pavimento sporco e le pentole da lavare. Un’impiegata domestica che ha anche dei sogni, che ha anche dei desideri, che pensa. Una bambina, un’adolescente, una donna che sognano di frequentare la scuola, l’università, per cambiare vita. Madri che hanno delle figlie che anche loro saranno serve, molto spesso delle figlie e delle nipoti delle sue padrone. Una catena di ingiustizia sociale che beneficia ad alcune e sfrutta altre.

Perché chi è sano di mente, vorrebbe lavorare come serva invece di avere accesso alla università e realizzare i propri sogni? Chi cambierebbe una scrivania dell’università con uno scopino da lavare il bagno? Chi cambierebbe una retribuzione equa con lo sfruttamento per non avere diritti lavorativi?

E vediamo attraverso la storia del tempo i progressi che ha ottenuto la donna come identità di genere quando si colloca come fulcro a livello professionale e che hanno lasciato la famiglia per svilupparsi professionalmente, ma rimangono nell’oscurità le migliaia di paria che sono il sostegno nell’invisibilità dello sfruttamento. Esiste realmente il progresso dei diritti di genere? Forse per alcune, dipende dalla sua condizione sociale. Perché il paria, sarà paria in qualsiasi parte.

Con questo non voglio dire in nessun momento che il lavoro domestico corrisponda esclusivamente alla donna, non si tratta di alimentare stereotipi, ma qui il punto è un altro.

E vediamo dottoresse, ingegnere, docenti, giornaliste, femministe, scrittrici, artiste, sportive ad alte prestazioni, imprenditrici di successo e riconosciuta per la loro umanità e l’eccellenza nel loro lavoro, esito raggiunto dalle proprie forze ed il sostegno di una bambina, di una adolescente e donna che non ha potuto realizzarsi perché la sua condizione di paria l’ha obbligata a lavorare nella servitù. Ingiustizia della vita, del sistema? Come può una donna realizzarsi professionalmente, parlare di umanità e lottare in teoria per i diritti di genere avendo un’impiegata domestica in casa sua? Sono cose del femminismo borghese? Sono cose che utilizza il sistema? Sono cose di doppia morale?

E siccome sappiamo che tra i mali della società, quello del servizio domestico è perenne, è anche urgente che si legiferano leggi che traggano vantaggi sul lavoro. Che queste donne abbiano un salario giusto, vacanze pagate, dei bonus di cui godono gli impiegati di qualsiasi impresa, dei giorni di malattia, del servizio medico. Dell’orario di entrata e di uscita con lo straordinario. Che abbiano tutto, tutti i benefici lavorativi. E’ il minimo che si possa fare con persone così importanti nella società. Ed è anche urgente che non esista più lo sfruttamento infantile, queste bambine e adolescenti non dovrebbero lavorare nelle case, dovrebbero studiare.

Cosa succederebbe con queste donne professionali il giorno in cui si abolirà il lavoro della servitù? Si organizzeranno in casa con la propria famiglia e loro stressi puliranno la propria merda? Dubito che questo possa accadere perché chiunque si approfitta della servitù, e chi con un po’ di cervello vuole perdere questo privilegio? Magari un giorno, nella memoria familiare e nella memoria collettiva saranno ricordati coloro che stando nell’ombra sono stati il sostegno per lo sviluppo di tante donne attraverso il tempo.

Questo testo può essere condiviso in qualsiasi blog o social network citanto la fonte di informazione URL: https://cronicasdeunainquilina.com/2017/12/04/la-serva-come-schiava/

Ilka Oliva Corado. @ilkaolivacorado contacto@cronicasdeunainquilina.com

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