Tradotto da Monica Manicardi
Cercando i suoi gelati al caffè e vaniglia nell’area dei surgelati, Baudilia scoprì la sua origine, era come aver trovato le sue biglie di cristallo dopo averle cercate nella porcilaia, sotto al letto delle galline fatto di bastoncini, nell’angolo dove dormono le capre, nel nido di piume delle galline selvatiche e persino sotto le pietre dei due metri di ciottoli rimasti dalla costruzione della terra battuta della casa. Le sue biglie preferite che gli hanno sempre portato fortuna per vincere al triangolo, alle buche e alla tartaruga.
Quando vide il sacco di fiori di Pito congelati, sentì di aver recuperato la trottola che perse giocando al trompo. La trottola che gliela diedero a credito al mercato e che la decorò con lo smalto da unghie, era appariscente, una festa di colori, un arcobaleno che ronzava quando entrava nel cerchio per ballare.
Fece un respiro profondo perché aveva perso il fiato, si sentì sulle alture del vulcano di San Pedro la Laguna, tra gli alberi dei frutti matasanos di Tío Tibo, sul ciottolo del burrone, nel punto più alto del quando si muove l’amaca. Non poteva essere che sarebbe rimasta lì, con la mano infilata nel congelatore.
Si strofinò gli occhi annebbiati e aprì la porta del frigorifero al supermercato, prima di prendere la busta la tastò, la accarezzò con lentezza, senza alcuna urgenza. Sospirò e la mise nel cestino con cautela come se si trattasse di un contrabbando. Erano lì, teneri, che iniziavano a circondare i fiori di Pito della sua amata Jutiapa. Ne comprò due sacchetti. Forse pesandoli, tutti e due arrivavano a mezzo chilo, costavano tanto quanto mettere benzina nella macchina per una settimana. Si era già abituata al fatto che i lussi fossero costosi.
Comprò farina di mais, perché il pranzo sarebbe stato un evento, quei fiori di Pito meritavano qualche tortilla grande, il formaggio greco era quello che più somigliava al formaggio fresco del Guatemala orientale, ne comprò mezzo chilo. Ma ebbe un infarto quando vide i baccelli di pitayas del fagiolo camagua appesi.
Si sentì stordita, sentiva che la vertigine l’avrebbe tolto la forza dalle gambe, pensava che ci fossero troppe emozioni per un solo giorno, emozioni che non provava da anni, perché tutte insieme? Il cuore non avrebbe resistito a tanta felicità, era troppo fuoco, quel bagliore incandescente l’avrebbe trasformata in cenere bollente. La vita gli scorreva davanti dalla prima volta che cadde in bicicletta, vide dal basso come cadde dal ramo più alto dell’albero di jocotes de pitarrillo sulla terra dei María del Tomatal.
Vide le mani della nonna materna toccare le grandi tortillas e a insegnarle a fare. Si vide piangere quando un pezzo di vetro della bottiglia le entrò sotto al piede mentre giocava a palla sull’erba. Si vedeva scendere il muco arrivare al suo mento nei freddi giorni di novembre. Si vide spidocchiare dalla zia, sentiva il dolore al collo mentre si pettinava i capelli per andare a scuola. Sentiva il dolore dei denti da latte strappati dalle radici, legati da un filo. La sua prima mestruazione, riviveva lo spavento, si toccò la pancia e afferrò lo scaffale, il fagiolo camagua la riportò in sé, e come poteva, inspirando a boccate, riempì una borsa da tre chili e se ne andò.
Quando tornò a casa mise a bollire i fagioli e, quando la prelibatezza fu pronta, lasciò cadere i fiori di Pito, gettò le tortillas sul comal di alluminio e si lasciò abbracciare dall’aroma della montagna, del campo di mais che si asciugava con le pannocchie mature, gravida di mais nuovo, dell’odore della terra, della stagione della zucca e dei fiori dei morti che ingialliscono tra i pendii delle gole.
Pose la coperta ricamata a mano dalla signora Chefina, l’artista del villaggio di Las Crucitas, prese il suo bucul -la parte più bassa e grande di una zucca tagliata-, per le tortillas che le erano state inviate dal villaggio di El Coco, Jalpatagua, e così il suo nido si riempì di un’atmosfera riconosciuta dalla memoria. Era protetta dal sapore amorevole, si versò il caffè nella tazzina d’argilla e dormì come non aveva mai dormito. Riposava nel rifugio del fiore di Pito e del fagiolo camagua.
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Ilka Oliva-Corado.


