Tradotto da Monica Manicardi
Si sveglia come tutti i giorni alle tre del mattino, si stiracchia sul letto di metallo che ha un piede più corto, salta e cade in piedi sul pavimento di terra. Sblocca la porta fatta di pezzi di tavole ed esce nel cortile a lavarsi i denti e a lavarsi il viso con l’acqua fredda che ha ricevuto dalla rugiada della notte. Taglia un limone in due, le mette un po’ di bicarbonato e lo passa sulle ascelle.
Si lega i capelli in una coda, finisce di mettersi le scarpe e si infila un maglione. Inizia a camminare lungo il viale principale di Los Cerezos, periferia in cui vive e prende il primo autobus che va al mercato Las Golondrinas che rimane nella capitale. Gli autisti la conoscono già, la vedono fare lo stesso percorso ogni lunedì, Julia di otto anni va a comprare la frutta per fare il gelato che vende al mercato.
Alle cinque del mattino in punto l’autobus parcheggia alla fermata, gli dice all’autista di non andare senza di lei. Julia ha quarantacinque minuti per comprare la frutta e in fretta deve prendere il bus che, se non l’aspetta, le tocca aspettare quello che arriva alle otto e se dovesse succedere questo, perderebbe un giorno di vendita, perché non arriverebbe in tempo per vendere i gelati e sarebbe un grande squilibrio nell’economia settimanale della famiglia.
Vede tanta frutta fresca che vuole comprarla tutta: arance, pompelmi, pomeli, zunza e sacchi di limoni color piume dello stormo di pappagalli che volano ogni pomeriggio, un cammino verso le montagne verde bottiglia che ammira dal cortile della sua casa. Immagina di bere la sua limonata a mezzogiorno quando va a studiare. Passa attraverso la cebollera ( dove vendono solo cipolla) e con desiderio compra un mazzo di rami flessibili, ama le cipolle rosse, le mangia crude con suo padre quando fanno le uova fritte e le accompagnano con fagioli caldi.
L’odore dei cestini pieni di nance (frutto giallo simile alla ciliegia) la stordiscono, darebbe qualsiasi cosa per mangiarne un po’. Da un lato c’è la vendita di more, ne compra due chili. Continua a camminare, sentendo vibrare nel suo cuore l’anima delle Golondrinas. Avanza a passo svelto, ma senza smettere di osservare assolutamente tutto quello che riescono a percepire i suoi sensi, i sacchi pieni di spezie e i chicchi di mais dai colori variegati come il fagiolo.
I mazzi di foglie pendono dalle travi che sostengono il soffitto di nylon nei locali dove vendono il grano, le candele di tutti i colori, i rotoli di sigari, le trecce d’aglio, la cannella a forma di bastoncino di una signora che vende legna di quercia alla fine dell’isolato in cui vive. Vuole comprare tutto, specialmente il frutto la carambola per ottenere una bibita rinfrescante per il pranzo.
Quando passa dove vendono i pomodori è impressionata dalla loro varietà, ma scommette sempre sul pomodoro mandarino perché gli piace la sua acidità, anche se non ha soldi per comprare, se gli avesse ne comprerebbe un chilo per fare chirmol (salsa rossa) per mangiarlo con le tortillas appena uscite dal comal (padella) che fa la signora che vende tortillas nell’isolato vicino.
Ogni lunedì il viaggio di Julia è pieno di colori, profumi, voci, suoni e forme che solo il mercato ha. E’ un mondo a sé. Un mondo che si lascia permeare dall’immaginazione e dalla memoria. Un mondo che a poco a poco va formando la sua identità e il suo senso di appartenenza. Un mercato che diventa la radice che lo sostiene.
Aumenta il passo perché il tempo sta passando, vive innamorata delle panela canches, un pezzo di panela (un dolce) con omelette calda è il suo pranzo quando torna dalla vendita dei gelati e si prepara in quindici minuti per andare a studiare nel pomeriggio. Ma in questa occasione non ha i soldi per comprare panela come succede regolarmente, cosa che non impedisce alla signora che la vende di regalarle sempre un pezzo da gustare. Proprio di fronte c’è la vendita di noci di cocco e Julia ancora una volta sospira vedendo quei grappoli avvizziti come le strisce di ocote (pino) in mazzetti che vendono alla pari.
Ordina due noci di cocco stagionate, ma le piacerebbe comprare un’acqua di cocco in sacchetto e un tamal di fagioli di quelli che vendono tostati con il calore delle braci alla fine del corridoio. Cosa darebbe Julia per avere i soldi per comprare un suo bicchiere di atol di riso nel latte, con la fame che ha ne prenderebbe due. Infine, compra un sacchetto di bastoncini per gelati dove vendono l’ocote e va a comprare in fretta due chili di noccioline. La prossima settimana comprerà la scatola di banane verdi per i chocobananos (banane congelate posizionate su di un bastoncino di legno)poi andrà a comprare l’ananas per i chocopiñas.
Ogni volta che passa per il settore dove vendono fiori sospira e si meraviglia di tanta bellezza e freschezza. Prende qualche moneta dalla borsa dei pantaloni e chiede alle commesse quanto può comprare con quello che ha, ma afferra un mazzo di garofani, lo slaccia per farne fare un altro più piccolo che glielo vendono.
Vorrebbe comprare mezza dozzina di banane per farle cuocere e mangiarle con il latte, ma il latte è un lusso che non si può permettere, nemmeno le banane.
Sono le cinque e quarantacinque minuti e il profumo dei garofani la avvolge, la copre e la culla mentre dorme sul bus di ritorno a casa. Il sogno durerà una settimana, fino al prossimo lunedì che tornerà a percorrere i sentieri delle vene del mercato.
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Ilka Oliva-Corado.


