Piccole ali che migrano

Tradotto da Monica Manicardi

Arrivano con i loro occhietti tristi, persi   nell’angoscia, senza speranza, con l’urgenza di trovare un lavoro perché per questo sono venuti: a lavorare.  Sono i bambini-uomini e le bambine-donne ai quali gli hanno  rubato l’infanzia, i quali  li hanno fatti crescere all’improvviso come i loro genitori e nonni. Hanno l’aspetto di bambini e adolescenti ma qualcosa gli è stato rubato, qualcosa non è riuscito a svilupparsi in quello che deve essere il processo naturale di crescita di un bambino in una società sana, sotto la protezione di uno Stato che dovrebbe essere quello che gli offre le opportunità di sviluppo per una vita completa.

Arrivano sconfitti, vinti, con  il loro corpo di schegge, con i loro sogni di fili spinati, con il marchio dell’impronta digitale. E portano la collera, l’ira, la paura, l’inquietudine, e le interminabili notti di insonnia e le mattine di fame e incubi; sono i bambini-uomini e le bambine-donne che sono espulsi dal loro paese di origine e arrivano negli Stati Uniti con il desiderio di una vita che non verrà mai.

Con le loro piccole ali di farfalle, con le loro piccole ali di rondini, con le loro piccole ali di maggiolini, con le loro faccine rovinate che desiderano uno sguardo di chi gli da rifugio e che lo capisca. I bambini-uomini e le bambine-donne si perdono nel limbo di milioni che sono arrivati decenni fa nella stessa situazione e che sono invecchiati essendo bambini-uomini e bambine-donne nei campi di coltivazione, nelle fabbriche, pulendo  ogni gradino dei grattacieli, accudendo bambini altrui, pulendo case, tagliando erba: negli interminabili lavori  della classe operaia.

Il lavoro è il comune denominatore nei bassifondi, l’università è così lontana, così in alto che  è irraggiungibile per coloro che sono stati creati per sostenere il mondo sulle proprie spalle; perché il mondo si riposa sulla schiena  degli esclusi. 

Sembra che la vita di questi bambini-uomini e di queste bambine-donne negli Stati Uniti possa cambiare, e forse sì ma a una minoranza perché l’enorme percentuale viene per inviare il denaro alla famiglia d’origine che serve per l’educazione dei fratelli più piccoli e per appoggiare economicamente i propri genitori e nonni, ai suoi figli: perché molti di questi bambini-uomini e bambine-donne in giovane età hanno anche la responsabilità dell’educazione dei propri figli; nel caso delle bambine che sono state violentate e non soltanto dalle  gang, come si può pretendere di mettere a tacere sistematicamente l’abuso sessuale che vivono all’interno della propria abitazione da persone conosciute o dalla loro stessa cerchia famigliare.

Molte di queste bambine-donne arrivano portando in braccio  bambini appena nati, bambini che porteranno sulla loro schiena nei campi di coltivazione. La maggioranza di questi bambini-uomini e di queste bambine-donne non metteranno mai piede  in una scuola degli Stati Uniti, anche se sono piccoli di età al momento del loro arrivo, perché la loro urgenza è lavorare e gli sfruttatore lo sanno e li assumono per pagarli meno: l’abuso sistematico che non ha frontiere.

E le loro mani diventano rugose e gli si annebbia la vista, i loro capelli diventano bianchi e invecchiano senza diritti, si consumano  nella diaspora; hanno anche sfruttato più e più volte  le loro ali di farfalle, le loro piccole ali di rondini e le loro piccole ali di maggiolino, perché questi bambini-uomini e queste bambine-donne non avranno mai una vita che dovrebbero avere.

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Ilka Oliva Corado @ilkaolivacorado

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