Il fascista che c’è in noi

Tradotto da Monica Manicardi

Affinché un fascista vinca la presidenza di un paese sono necessari milioni di fascisti che nel periodo della democrazia mettono fine alla stessa dando il loro voto ed un estremista di destra. Perché una cosa è una dittatura sanguinaria e l’altra è che milioni di persone per propria volontà votino per un fascista e lo facciano presidente.

Il nome del fascista è un dettaglio, siamo circondati da loro, noi siamo loro: tutti abbiamo un fascista nella nostra famiglia, amicizie, conoscenti, compagni di lavoro, nella nostra comunità, noi stessi abbiamo qualcosa di fascista. No? Guardiamoci in uno specchio. Abbiamo il coraggio e la responsabilità di farci carico di ciò che siamo e di ciò che rappresentiamo: di quanto siamo cresciuti. Perché noi e solo noi siamo quello che manteniamo questo sistema vigente.

Per nascondere qualsiasi tipo di violenza per piccola che sia, per alimentare stereotipi, per questo nostro grande ego, per la sfacciataggine di nascondere invece di denunciare e portare un cambiamento, per piccolo che sia. Per comodo e per difendere la nostra piccola bolla di fantasia di una agiata stabilità e con esso scagliarsi contro coloro che girano la schiena  affinché noi possiamo fregarli con la nostra mente colonizzata.

Siamo maschilisti, misogini, patriarcali; siamo razzisti fino alla morte, classisti come solo noi lo siamo, non c’è chi ci batte, omofobi e: è molto facile che con questo tipo di mediocrità arrivi un rappresentante dell’ultra destra e ci accendi l’odio con un pettegolezzo e spazziamo via tutto pensando  come buoni idioti che i pregiudicati siano altri.

Pertanto sottolineiamo: la colpa è dei poveri che si lasciano manipolare dai mezzi di comunicazione: quando sappiamo che l’operaio, il quale lavora dalla mattina alla sera  non ha né la radio né la televisione, ha  solo una pausa per mangiare durante il giorno se gli va bene.

Io all’oppresso gli perdono tutto, perché non ha avuto una sola opportunità nella vita e ha lavorato intensamente cercandola, ma  ritengo responsabile di un voto al fascismo chi ha avuto accesso all’educazione, che si è fatto un proprio giudizio e ha potuto distinguere e che comunque vota per rovinare quelli in basso. Queste persone meritano l’ergastolo: per essere traditori e inumani.

Spiegazioni scientifiche, psicologiche e politiche ci sono, siamo bravi per incolpare gli altri. Questi sono quelli nel caso del Brasile che hanno dato la colpa ai governi di Lula e di Dilma, ma cosa possono fare in 15 anni di democrazia difronte a 500 anni di oppressione? La lotta è enorme, in 15 anni non vengono risolti i problemi secolari non in decenni. Questo è un processo lungo nel quale dobbiamo contribuire tutti. Dobbiamo estirpare la radice e la radice è un sistema patriarcale e misogino primordiale. Hanno fallito? E se hanno fallito perché è stato pieno di vita il Brasile in 15 anni? Quello che succede è che non sono stati riconoscenti con chi gli ha nutriti.

Diamo la colpa a chi interferisce, ma le ingerenze possono arrivare, ma se la gente non si vende, se la gente ha integrità e  rispetto e amore per il suo popolo non c’è chi gli aprirà la porta dall’interno per lasciarli passare. La colpa non è di chi interferisce, la responsabilità assoluta è di coloro che dall’interno  vendono il suo popolo. Smettiamola di incolpare Trump, è facile incolpare per liberarci dalle nostre responsabilità. Trump è un mortale come noi, dei Bolsonaro ne sono piene le strade.

Fino a quando non saremo responsabili dei nostri propri atti, che occultiamo e che nutriamo, l’America Latina e nemmeno il mondo cambieranno. C’è un fascista in ognuno di noi, alcuni sono più visibili di altri ma il DNA lo abbiamo. Cosa adotteremo in proposito? Continuare ad incolpare gli altri? Ai mezzi di comunicazione?  A chi interferisce? Ai poveri? I poveri siamo noi:di spirito, di coraggio e di cervello.

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Ilka Oliva Corado @ilkaolivacorado

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