Ricorrere al  terrore: dare le ali ai razzisti

Tradotto da Monica Manicardi

Negli Stati Uniti non è nuovo il tema del razzismo nemmeno della xenofobia; i Popoli indigeni del nord del continente americano, dicono che gli invasori lo utilizzarono  contro di loro, mentre eseguivano il genocidio più grande della storia e successivamente li chiusero nelle carceri alle quali gli diedero il nome di riserve.

Del tema del razzismo potrebbero parlare le migliaia di cinesi indocumentati che sono stati utilizzati per costruire il Ponte di San Francisco. Potrebbero parlare gli afroamericani discendenti dal tempo della schiavitù e dall’invasione del continente africano. Potrebbero parlare dalle carceri, dai parchi, dalle vie pubbliche, dallo sport federale, dalle fabbriche e università. Migliaia di testimonianze  potrebbero darle i lavoratori giornalieri nei campi, i braccianti, le impiegate domestiche, i muratori.  Un tema che va di pari passo con lo sfruttamento sul lavoro per chi non ha documenti.

Non è in esclusiva la politica di Trump, è sistematico, perché mentre Obama si muoveva per commemorare i 50 anni della marcia da Selma, la polizia assassinava i neri nelle vie del paese. Mentre Obama parlava di unificazione, di riconciliazione, di rispetto e umanità, la sua amministrazione deportava indocumentati a palate.

Ma qualcosa è cambiato del governo di Obama  a quello di Trump ed è l’utilizzodel terrore, le chiacchiere fasciste e maschiliste di Trump che hanno dato le ali ai razzisti che non sono solamente caucasici ma tutti quelli che si credono superiori: e lì fanno parte asiatici, neri benestanti, europei, latinoamericani di destra, fascisti in generale.

E questi personaggi in qualsiasi luogo, sono insegnanti, infermieri, dottori, agricoltori, pescatori, operatori di strada, padri di famiglia, sportivi, religiosi, sono giudici, avvocati.  Con mille sfaccettature e differente condizioni sociale, perché un razzista povero si sente superiore ad un indocumentato nella stessa condizione economica.

Il discorso razzista di Trump specifico contro i latinoamericani indocumentati è sbocciato negli Stati Uniti ed i fascisti attaccano ogni volta di più quelli che credono nella loro immaginazione, siano indocumentati. Siamo stati attaccati, contestati della nostra situazione legale nel paese, segnalati, perseguitati da chiunque si senta un agente dell’immigrazione e padrone di questa terra  rubata ai Popoli Indigeni.

Caucasici del Kuklusklan pullulano in qualsiasi luogo, discriminando, insultando e terrorizzando la popolazione latinoamericana indocumentata. E lo stesso succede con la polizia e agenti dell’immigrazione che escono a cacciare in qualsiasi stato del paese, perché  quello  delle “città santuari” è da decorazione e niente più.

La politica del terrore sta funzionando nel governo di Trump, la popolazione latinoamericana indocumentata va dalla propria casa al lavoro e viceversa, in questa amministrazione è peggiore, hanno segnato la paranoia, la psicosi e lo stigma a coloro che sono arrivati in questo paese per salvare la loro vita e cercare sostentamento.

Nell’era di Trump non ci si fida nemmeno del soffio del vento, non si sa chi chiamerà l’immigrazione per odio e razzismo. Può essere un compagno di lavoro, la maestra della scuola, il dottore o l’infermiera che assiste  l’emergenza, l’assistente sociale, può essere l’autista dell’autobus, l’autista del treno, può essere qualsiasi persona nella quale sia germogliato il fascismo che urla Trump ai quattro venti. La fatica di tutto questo, non è il tema dei razzisti e della loro molestia, è l’inerzia dell’altra parte della popolazione che non fa nulla in merito e che nasconde con la sua pigrizia questo tipo di abuso inconcepibile.

La tragedia di tutto questo è che non succede solo negli Stati Uniti, perché qui è il Kuklusklan, ma in America Latina, la mente colonizzata.

 

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Ilka Oliva Corado @ilkaolivacorado

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