Il supplizio di essere haitiano o discendente di haitiani nella Repubblica Domenicana

Tradotto da Monica Manicardi

Due paesi fratelli, afro discendenti con una mescolanza della enorme quantità di schiavi portati dai regni di Francia, Spagna ed i corsari olandesi e inglesi durante cinque secoli. Due paesi che condividono un’isola nel mezzo del mare, con lo stesso tessuto sociale e con la minima differenza dell’idioma: nella Repubblica Domenicana si parla il castellano e in Haiti il creolo.

Entrambi i paesi sono impoveriti, invasi, aggrediti e dominati dalle mafie che hanno preso i governi per decenni. Oligarchie che riproducono l’odio, il razzismo e l’esclusione a proprio vantaggio. Che schiavizzano ed espellono.

Non c’è molta differenza culturale tra Haiti e la Repubblica Domenicana e nemmeno nello sfruttamento, poiché in entrambi i paesi come nel resto dell’America Latina le dittature sono state presenti per decenni, bloccando lo sviluppo ai popoli e obbligandoli alla miseria e alla migrazione forzata.

La Repubblica Dominicana ed Haiti condividono gli stessi gusti per il mangiare e la musica del caraibica, come (Cuba y Puerto Rico) il colore della pelle e la radice africana, a volte essendo più scuri  gli haitiani, la tonalità  gli crea enorme conflitto nel mettere piede in terra Domenicana perciò sono discriminati dalle autorità governative, dalla polizia e dalla società in generale. Come succede con gli africani in Europa ed i latini negli Stati Uniti.

E’ difficile migrare verso la Repubblica Domenicana in queste condizioni, paese fratello, figlio della stessa madre. Anche se non è una novità la migrazione haitiana verso il paese vicino e nemmeno i conflitti politici tra le due nazioni; perché una discriminazione sistematica stabilita dal governo del dittatore Trujillo disprezza tutto il popolo haitiano e lo cataloga come un fannullone, un ladro, sporco e ignorante.  Una tattica che lo ha avvantaggiato per decenni, (e beneficia fino adesso  alle oligarchie) non abbastanza ha proposto tagliare le radici con la migrazione ed ha realizzato una pulizia dal territorio di frontiera nella quale si perdono anche  vite di dominicani poveri, di pelle scura.

Fu nel 1937  quando ordinò il Massacro del Perejil, mandando ad uccidere 30 mila haitiani fra uomini, donne, bambini e bambine che vivevano in estrema povertà e con lavori poco retribuiti, praticamente in condizioni di schiavitù. Migrazione alla quale lui chiamò il “problema haitiano” e considerò una “invasione” che faceva pensare ad un imminente pericolo per la Repubblica Domenicana nel fattore sociopolitico e culturale.

Forze militari e poliziesche sono andati casa per casa chiedendogli di pronunciare la parola prezzemolo, che gli haitiani nel loro poco spagnolo che sapevano (dato che parlavano creolo) non sapevano pronunciare molto bene e questo era una prova, e così fu che li uccisero con il machete, accette, coltelli, bastoni e pistole; i corpi furono lanciati al fiume Dajabòn a 55 km che separa Haiti dalla Repubblica Dominicana dall’anno 1976. A partire da questo massacro e il sangue che lo tinse lo chiamarono il fiume del Massacro.

Anche se questo sembra appartenere al passato, che è parte della storia  e che si è imparato da questa, la smemoratezza il classismo e il razzismo lo ripete con differenti metodi ma con lo stesso fine: cacciare gli haitiani dalla Repubblica Dominicana. Prevalgono due parole d’ordine: il tema haitiano e l’invasione”.  Le stesse che sono utilizzate strategicamente quando i governi hanno voluto deviare l’attenzione mentre  loro stanno pianificando qualcosa di nascosto.

Gli haitiani sono utilizzati  come carne da macello e li espongono come la peste intraprese dalla Repubblica Domenicana. Il tema dell’illegalità, come la denominano i fascisti, con la quale tentano a trasformare l’essere umano povero e senza diritti in un oggetto da sfruttare ed eliminare. Il sogno di Trujillo  e di molti presidenti che si sono succeduti dolo di lui,  si è realizzato nel 2013.

con la sentenza 168-13 il Tribunale Costituzionale della Repubblica Dominicana ha stabilito che i bambini nati nel paese da persone che  non sono cittadini non possono essere considerati domenicani perché i suoi genitori erano migranti di passaggio.  Questa decisione retroattiva ha lasciato senza stato legale le persone che sono state trasformate praticamente privi di alcuna cittadinanza, apolidi. E’ una segregazione, un Apartheid.

E’ stata una pugnalata alla schiena per migliaia di migranti haitiani che arrivarono nel 1949 come braccianti a tagliare la canna da zucchero, in un programma autorizzato da entrambi i governi. (Proprio come il Programma Braccianti tra Stati Uniti e Messico, dove gli Stati Uniti dopo aver utilizzato la mano d’opera di queste persone li espulse e non pagò  nessun diritto del lavoro e nemmeno gli diedero la residenza come avevano promesso).

Il provvedimento si applica a tutte le persone nate nel paese dal 1929 al 2013. vale a dire, lo Stato ha tolto 4 generazioni di persone che durante 8 decenni sono state registrare  come domenicani ai quali toglie i diritti fondamentali come: il diritto della personalità, del nome, della nazionalità, della famiglia e del lavoro.

Senza dubbio è un colpo contro l’immigrazione haitiana dato che  nella Repubblica Domenicana si calcola che vivono dai 700 mila a un milione di  haitiani in modo indocumentato e trasforma i domenicani figli di haitiani in cittadini di seconda categoria e rappresenta l’abuso e lo sfruttamento governativo a impedire  all’accesso: all’educazione, al lavoro dignitoso e ufficiali, a beneficiare della sicurezza sociale e al sistema di giustizia. Questo equivale ad una estensione del genocidio commesso da Trujillo, senza alcun dubbio.

La reazione immediata di organismi internazionali in Diritti Umani fece in modo che il governo nel 2014 creasse il “Piano Nazionale di Regolarizzazione di Stranieri in situazione migratoria irregolare nella Repubblica Domenicana” permettendo che  alle persone nate in Haiti, possano ricevere la propria residenza legale se possono verificare in modo attendibile che hanno vissuto nella Repubblica Domenicana da prima del 2011, in molti non sono riusciti e sono tornati di propria volontà o sono stati deportati.

Questa legge ha segregato le persone colpite in due gruppi: il Gruppo A, che consiste nelle persone nate nella Repubblica Domenicana e insediate nel registro civile domenicano come tali, e il Gruppo B, che consiste in persone nate nella Repubblica Domenicana che non sono mai state registrate nel registro civile.

Dentro a questo Piano di Regolarizzazione esiste la possibilità di un permesso di residenza chiamato Residenza Provvisoria Ordinaria che assomiglia a un TPS che si rinnova ogni 18 mesi.

Ma sono passati 4 anni e continuano le denunce  di cittadini che hanno consegnato tutte le carte e sono bloccati perché coloro che  esercitano l’autorità migratoria realizzano anomalie per rinviare le procedure e che le persone non ottengano la loro cittadinanza o la loro residenza.

Si moltiplicano le denunce di abuso delle autorità e insulti xenofobi e razzisti da parte delle stesse verso la  comunità haitiana e figli di haitiani nati nella Repubblica Domenicana.

La sentenza 168 e la legge 169 hanno fatto in modo che il paese si divida in coloro che appoggiano il soggiorno e la legalizzazione di domenicani di origine haitiani e in coloro che esigono la loro immediata deportazione. Identico come negli Stati Uniti con la comunità latinoamericana indocumentata. Non c’è molta differenza  tra i razzisti gringo e gli afro  domenicani, no?

Questo trattamento di disprezzo ed esclusione, l’abuso e gli insulti razzisti hanno prodotto che gli stessi haitiani e figli di haitiani si auto escludano per evitare qualsiasi problema con le autorità che li metta in situazione di deportazione.

Come negli Stati Uniti, nella Repubblica Domenicana si effettuano posti  di perquisizione, salgono negli autobus  a chiedere documenti e chi ne è sprovvisto è deportato abbastanza presto; inoltre tenendoli sotto controllo molti haitiani o figli di questi si sentono in pericolo perché sanno molto bene che il razzismo può far sì che un’autorità li deporti con una scusa qualsiasi.

Dall’altro lato, purtroppo centinaia di domenicani escono fuggendo dal suo paese e si disperdono in mare  con le yolas, piccole imbarcazioni artigianali per cercare di arrivare agli Stati Uniti attraverso il Porto Rico, e se non vengono intercettati dalla Guardia Costiera del loro paese tornano indietro  deportati dalla Guardia Costiera di Porto Rico.

Se la povertà estrema che vive la Repubblica Domenicana fa migrare in questo modo il suo popolo, immaginiamo il trattamento che ricevono gli haitiani in quel paese.

La Repubblica Domenicana è davanti agli occhi del mondo il paradiso di spiagge tropicali e turismo sessuale. Ovviamente quest’ultimo non è così esposto come il primo, ma lo gestiscono gli stessi che gestiscono le leggi migratorie del paese: le grandi mafie criminali dai tempi dell’oligarchia.

Per quanto inverosimile possa sembrare la Repubblica Domenicana ha tolto la nazionalità ai suoi propri figli, solo per essere di origine haitiana.

Potete vedere come il razzismo, l’omofobia e il classismo sono il male dell’umanità e non di un paese?

E la domanda di tanti: E noi come trattiamo i migranti indocumentati nei nostri paesi d’origine? Offriremo un giorno la residenza e la cittadinanza o solamente lanciamo la pietra e nascondiamo la mano?

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Ilka Oliva Corado @ilkaolivacorado

 

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