Prima, durante e dopo l’8 marzo

Tradotto da Monica Manicardi

La serva continuerà a fare la serva, senza benefici lavorativi né diritti umani. Tutto il giorno, umiliata, tra la merda.

Chi lavora a giornata, continuerà a lavorare a giornata, esclusa e violentata, lavorando con la schiena spezzata dalla mattina alla sera, per 7 giorni alla settimana. Persino nelle galere dove dormono sdraiate per terra, non arriva il femminismo.

Chi lavora negli stabilimenti di assemblaggi continuerà a marcire in una fabbrica, senza il diritto nemmeno per andare al bagno nelle ore di lavoro. 117 anni dopo il femminicidio di 123 lavoratrici in quella fabbrica a New York.

E nel 2017, il femminicidio di 41 bambine nel Hogar Seguro, del governo del Guatemala, violentate sessualmente e torturate dal governo.

Chi fa le tortillas, continuerà bruciandosi la vita e i sogni di fronte ad una piastra di terracotta. Sarà l’artrite che la consuma nell’oblio della società.

Prima, durante e dopo l’8 marzo, la paria continuerà ad essere paria. Perché persino nelle fogne non arriva il femminismo. Non arriva quello della rete sociale, quello della esposizione artistica e ancora meno quello dell’azione che è la coerenza, quello che trasforma.

La donna nera, indigena e transessuale continuerà ad essere esclusa dal femminismo borghese e bianco. Perché questo ha i suoi limiti quando si tratta di rompere con il patriarcato, il razzismo e il classismo.

Per la venditrice del mercato, non esiste il Giorno Internazionale della Donna, nemmeno per l’analfabeta che lava la roba altrui, nemmeno per quella che si sforza a pulire le stanze degli hotel. Non esiste per quella che vive in un cassonetto né per quella che fa il giocoliere di fronte ad un semaforo.

Non c’è 8 marzo, per le bambine, adolescenti e donne che sono violentate nei bar e nelle case di appuntamento, non ci sono diritti ne prima, ne durante, ne dopo. Non ci sono marce femministe mondiali che facciano uno sciopero mondiale esigendo l’eliminazione di bar, l’eliminazione dello sfruttamento sessuale, del traffico delle persone. Non ci sono, perché anche lì non è arrivato il femminismo. Perché qualcuno alza la voce per una paria? Che cos’è una paria in un contesto femminista?

Non ci sarà l’8 marzo, ne prima, ne durante ne dopo, fino a quando non saranno le paria, dalle loro stesse viscere ad essere unite ad alzare la testa, e si prendono lo spazio che le hanno tolto le finte femministe, borghese e opportuniste che vedono nell’ideologia femminista l’opportunità per spiccare individualmente prendendo vantaggi dalla esclusione e dell’abuso di altre.

Saranno le paria, indigene, nere, transessuali, emarginate, operaie, quelle che riscriveranno il femminismo mondiale, quelle come Rosa Luxemburg, Clara Campoamor e Emma Goldman, andranno oltre ciò che è politicamente corretto e abbatteranno i muri e salteranno le siepi e cancelleranno tutte le orme del femminismo di seconda mano.

Un giorno, il prima possibile, usciranno dalle viscere dei bassifondi, le donne che con voce di tuono lotteranno per i loro diritti, senza permettere che nessuna opportunista li rappresenti. Questo giorno, finirà il chiasso che oggi vediamo come il femminismo da salotto, d’etichetta, il femminismo intellettuale per fotografare, opportunista e borghese.

E questo giorno, questo giorno, sarà la fogna quella che parlerà e il mondo dovrà ascoltarla.

Questo testo può essere condiviso in qualsiasi blog o social network citanto la fonte di informazione

URL: https://cronicasdeunainquilina.wordpress.com/2018/03/17/prima-durante-e-dopo-l8-marzo/

Ilka Oliva Corado.

Deja un comentario

Este sitio usa Akismet para reducir el spam. Aprende cómo se procesan los datos de tus comentarios.