Ilka Oliva: Sono state le parole quelle che hanno dato voce al vuoto impenetrabile che vive in me

Tesori miei,

vi condivido l’intervista che ha effettuato il quotidiano guatemalteco, LA HORA. E’ la prima volta che accetto di rilasciare un’intervista ad un mezzo di comunicazione guatemalteco e ho avuto molto a che fare con la giornalista che l’ha realizzata, per questo ho accettato. Voglio ringraziare Mariela Castañon per far conoscere la mia storia in Guatemala e per il suo interesse nel raccontarla.

Ilka.


Ilka Oliva: Sono state le parole quelle che hanno dato voce al vuoto impenetrabile che vive in me

Di Mariela Castañon,Tradotto da Monica Monicardi

Ilka Oliva è una scrittrice guatemalteca che vive negli Stati Uniti da quasi 15 anni. Migrò in modo irregolare negli Stati Uniti, dopo una delusione professionale. Le sfide che ha affrontato non le hanno impedito di eccellere nella scrittura. Attualmente ha pubblicato 12 libri che sono stati tradotti in varie lingue.

Oliva ha concesso una intervista a LH Voz del Migrante e ha spiegato le ragioni per le quali si trova lontano dal Guatemala, la situazione delle persone migranti, le sfide e le mete raggiunte.

LH Voz del Migrante: Quanto tempo vive negli Stati Uniti e quali circostanze la obbligarono ad uscire dal Guatemala?

Ilka Oliva: A novembre sono 15 anni che vivo qui. Sono emigrata per una delusione professionale, io ero arbitro di calcio in Guatemala e mi stavo preparando per essere arbitro internazionale, questo era il mio sogno, volevo rappresentare il Guatemala nell’arbitraggio femminile, ho scommesso sul mio paese, ho lottato con tutte le mie forze per questo sogno, ma la Commissione Arbitrale del Calcio mi chiesero di andare a letto con loro in cambio del cartellino di arbitro internazionale, allora fui così delusa che senza pensarlo due volte decisi di lasciare questo paese e andarmene dal Guatemala, l’unica scelta che avevo in quel momento fu farlo senza documenti, attraversando il Messico.

LH Voz del Migrante: A cosa si dedicava prima di uscire dal paese e cosa fa attualmente?

Ilka Oliva: In Guatemala ho la professione di insegnante di educazione fisica, esercitavo al mattino alle magistrali e nel pomeriggio studiavo psicologia all’Università di San Carlo del Guatemala, di sera mi allenavo per prepararmi fisicamente per giocare a calcio nel fine settimana. Negli Stati Uniti da quando sono arrivata faccio tanti mestieri. In questo momento lavoro come bambinaia, che è come dire impiegata domestica, perché è lo stesso lavoro solo con un nome differente. Comunque si fa di tutto, qualsiasi lavoro si trovi, è la realtà degli indocumentati in questo paese. Nel corso degli anni ho lavorato pulendo la neve, pulendo case, uffici, parcheggi dei centri commerciali, servendo cene nelle feste degli ebrei, pulendo le cucine dei ristoranti, come arbitro di calcio, tutto ciò che capita.

La Federazione di Calcio degli Stati Uniti mi ha trattato in modo differente, volevano darmi la possibilità di dirigere a livello superiore, perché continuo ad essere l’unica donna latinoamericana in Chicago che dirige sport per uomini, ma io non avevo i documenti e fu un enorme opportunità persa, ma ho diretto da qui 10 anni di calcio europeo, africano, asiatico, latinoamericano, statunitense. Qualcosa che forse non avrei realizzato se fossi stata arbitra internazionale: la vita ha le sue scappatoie. I sogni hanno tante forme che camuffano molto bene. Il sogno che io desideravo si potrebbe dire che si realizzò a mille chilometri dal mio paese di origine.

 

LH Voz del Migrante: Quali sono le principali problematiche nel migrare in maniera irregolare?

Ilka Oliva: Perdere la vita, è il rischio principale. Attraversare il Messico senza documenti è mettere la vita in rischio. L’abuso arriva principalmente dalle autorità del paese che anche formano parte delle bande criminali che sequestrano, fanno scomparire e assassinano i migranti. Li sequestrano come si sa per sfruttamento sul lavoro, sfruttamento sessuale o per traffico di organi nel mercato nero. Il pericolo di perdere la vita è anche nella frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti, entrare nel territorio statunitense è un tiro al bersaglio, percosse, uccisioni da parte della Pattuglia di Frontiera, di quelli che nessuno se ne accorgerà perché accadono nel deserto. Il migrante è utilizzato come preda per i cacciatori che di notte se ne vanno a giocare al tiro al bersaglio con loro. Chi migra senza documenti è già morto da vivo, solo una persona fuori di sé, può avere il coraggio per una impresa del genere.

 

LH Voz del Migrante: Quando ha iniziato a scrivere libri e cosa le ha motivato a farlo?

Ilka Oliva: Il mio primo libro tratta sulla mia esperienza come indocumentata nella traversata dal Guatemala verso gli Stati Uniti. L’ho scritto nel 2014. L’ho scritto 10 anni dopo di averla vissuta, perché 10 anni è durato il silenzio, la depressione profonda, dieci anni per riprendermi e decidere di raccontare quello che abbiamo vissuto noi indocumentati nella traversata verso gli Stati Uniti. Quello che mi ha mosso a scrivere fu raccontare per esperienza di una migrante quello che vivono in milioni. Siccome sono in molti quelli che hanno fatto film, documentari, reportage, libri, esposizioni artistiche sopra di noi, era necessario che si raccontasse la realtà da dentro, dalla nostra propria voce, dalla nostra esperienza come migranti in transito.

 

LH Voz del Migrante: Quanti libri ha pubblicato e con il quale si identifica di più?

Ilka Oliva:Ho pubblicato 12 libri, Storia di una indocumentata, traversata nel deserto di Sonora-Arizona, che è già stato tradotto in italiano, in svedese, in portoghese e in francese e si sta traducendo in inglese. Post Frontera. Poemarios Luz de Faro, En la melodìa de un fonema, Niña de arrabal, Destierro, Nostalgia, Agosto, Ocre y Desarraigo. Relatos, Cronicas de una inquilina y Transgredidas. Pubblicati da Amazon.com. Tutti sono le mie creature, ma il libro che mi caratterizza è l’ultimo libro di poesie, Desarraigo, lì c’è tutta la mia vita completa. Sono 19 poemi inediti che li scrissi a Coapa- nel dipartimento di Jutiapa-, il polo dove sono nata e a Ciudad Peronia, la periferia dove sono cresciuta: i miei grandi amori.

 

LH Voz del Migrante: Oltre i libri pubblicati, ha altri spazi di opinione?

Ilka Oliva: sì, ho un blog personale chiamato Cronicas de una Inquilina, lì scrivo con regolarità, articoli di opinione, storie, poesia,e i miei articoli di opinione si pubblicano in più di 150 mezzi di comunicazione alternativi intorno al mondo. Si traducono in inglese, in italiano e portoghese. Ti posso nominare per esempio, Telesur in Venezuela, Cubadebate in Cuba, SuramericaPress in Svezia, Revista Latice in Svezia, Pàgina Popular in Argentina, Rebeliòn in Spagna, Nostramerica in Italia, Diàrio Liberdade e Revista Diàlogos do Sul in Brasile, Clarin in Cile, Noticias Enfasis e Somos Mas in Messico. Ho anche una rubrica radiofonica che è riprodotto in più di 25 paesi. E sono l’editrice di un portale culturale chiamato Latinoamérica Exuberante che ho creato io stessa, per tutti i latinoamericani che si trovano fuori dalla Patria Grande.

 

LH Voz del Migrante: Quali difficoltà ha affrontato per ottenere la pubblicazione dei suoi libri?

Ilka Oliva: In Guatemala ho bussato alle porte di tutte le case editrici possibili, il mio sogno era di pubblicare nel mio paese, ho scommesso nuovamente sul mio paese, ma nessuno ha voluto pubblicare i miei libri. Non sono una persona referente, nemmeno frequento gente dell’ambiente, sono una paria di periferia, inoltre una domestica indocumentata negli Stati Uniti, credo che questo abbia influito molto nel non considerare il mio lavoro e lo hanno rifiutato per stereotipi e classismo. Negli Stati Uniti non posso pubblicare per non avere i documenti, non potrei lavorare non nessuna casa editrice qui. Allora ho trovato l’alternativa della casa editrice di Amazon, che negli Stati Uniti è la numero uno, incredibile ma molti scrittori hanno lasciato le case editrici tradizionali e hanno deciso di pubblicare in Amazon. E’ una piattaforma internazionale, da qualsiasi parte del mondo si può pubblicare e comprare libri. Grazie alla casa editrice Edizioni Arcoiris, in Italia, che ha compreso il mio lavoro e non le mie origini e stato legale, il mio libro Storia di una indocumentata, attraversamento nel deserto di Sonora in Arizona, si è tradotto in italiano ed è già in vendita. Lo stesso con la casa editrice Editions Nzoi in Francia, e nella Repubblica Democratica nel Congo. La pubblicazione in portoghese ne sto ancora parlando con la casa editrice che lo pubblicherà.

 

LH Voz del Migrante: Qual è la situazione dei migranti guatemaltechi- per lo meno nello Stato in cui lei vive- che li riguarda? Come vivono?

Ilka Oliva: E’ come quella di tutti gli indocumentati latinoamericani. Qui siamo tutti messicani, e come messicani siamo trattati. Ci sfruttano sul lavoro, siamo la mano d’opera più a buon mercato. Qui la gente per poter inviare i soldi in Guatemala lavora fino a tre turni al giorno, dal lunedì alla domenica. In qualsiasi lavoro, siamo per mille usi.

Senza documenti non si possono esercitare professioni. La paranoia delle deportazioni che sono costanti è una attenuante affinché la gente viva ammalata, quello che conosciamo come psicosomatico e non importa chi sarà il presidente di turno. In più, è confermato che i democratici hanno deportato più immigranti che i repubblicani, per esempio Obama è stato quello che più ha deportato indocumentati nella storia degli Stati Uniti. E lui è arrivato alla presidenza con il voto dei latini che hanno creduto nella sua parola di una Riforma Migratoria.

Qui la gente va dalla casa al lavoro e dal lavoro alla casa, qui non si parla di vacanze, di un fine settimana di riposo, di una festa per riposare, qui si lavoro dalla mattina alla sera, perché senza documenti non ci sono diritti lavorativi. Per non avere i documenti non si può uscire, guidare è sinonimo di una multa e di una deportazione immediata, non si può viaggiare in aereo, ci sono migrazioni nei voli nazionali e se sei fortunato, c’è la deportazione immediata. Non bastano i soldi per tre giorni di vacanza, nemmeno danno i permessi ai lavoratori, non possono uscire per paura della deportazione. La gente viene negli Stati Uniti per andare dalla casa al lavoro e dal lavoro alla casa. E’ così in tutti gli stati del paese.

 

LH Voz del Migrante: Che cosa le preoccupa di più come cittadina guatemalteca?

Ilka Oliva: Mi preoccupa l’abbandono dello Stato, un governo infestato da bande criminali che è incapace di vegliare per il benessere del suo popolo e che lo opprime, lo imbroglia e lo denigra a suo piacimento. E mi preoccupa una società indolente, accomodata nella fede, nel razzismo, nel classismo e nella doppia morale, che è incapace di reagire collettivamente per creare un cambio alla radice. Mi preoccupa l’infanzia del mio paese, il suo futuro incerto con un governo di corrotti e una società che li nasconde, una infanzia che come ieri, che come oggi, si vedrà obbligata a migrare per andare a trovare un altro luogo, quello che il suo paese le nega.

 

LH Voz del Migrante: Pensa di tornare in Guatemala prima o poi?

Ilka Oliva: La mia relazione con il Guatemala è agrodolce, è il paese che amo ed è la terra dove o sofferto di più le discriminazioni. Non è nei miei piani tornare con le mie gambe, per lo meno non lo vedo come un piano immediato, ma sono indocumentata e la deportazione può arrivare in qualsiasi momento. Nel frattempo continuo qui, in questa terra di nessuno, nella diaspora e nello sradicamento. In ogni caso, non me ne sono mai andata, continuo in Guatemala, in ogni ambulante di mercato.

 

LH Voz del Migrante: Come si sente per i successi ottenuti come scrittrice?

Ilka Oliva: E’ una cosa curiosa perché la scrittura mi si è presentata come una catarsi, come uno sfogo, come un modo di salvare la mia vita, come un ultimo tentativo. Da adolescente scrivevo poesie e smisi di farlo. Molti anno dopo, nel mio esilio, l’ho cercata nuovamente, per rifugiarmi in lei, e sono state le parole quelle che hanno dato voce al vuoto impenetrabile che vive in me.

Non ho mai immaginato che pubblicassero i miei libri e molto meno che i miei testi sarebbero stati tradotti e pubblicati in tanti paesi, nel mondo. E’ qualcosa che ancora non assimilo bene. Perché io continuo a vedermi come una bambina che vendeva i gelati al mercato di Ciudad Peronia. E da quel mercato vedo l’orizzonte lontano dove volano le mie parole, lontano, lontano da me. Loro hanno incontrato la libertà per viaggiare in altre terre. Sono la realizzazione della mia anima.

 

LH Voz del Migrante: Che obiettivi ha a breve termine?

Ilka Oliva: Non ho piani, molti anni fa sì, quando vivevo in Guatemala, mi proponevo cose, mi davo delle scadenze, e vivevo così, cercando di salire gradino dopo gradino, da una scala che non mi portava da nessuna parte, perché mentre cercavo di salire questi gradini la vita trascorreva da un’altra parte. Da quando ho passato la frontiera, da quando sono sopravvissuta a questo attraversamento, vivo giorno dopo giorno, perché è l’unica cosa che uno ha.

Continuo a scrivere, continuo a dipingerei miei astratti, perché sono la mia felicità e sto lavorando al mio prossimo libro di racconti inediti, si chiama Norte.

 

 

 

Questo testo può essere condiviso in qualsiasi blog o social network citanto la fonte di informazione URL: https://cronicasdeunainquilina.com/2017/10/21/ilka-oliva-sono-state-le-parole-quelle-che-hanno-dato-voce-al-vuoto-impenetrabile-che-vive-in-me/

Ilka Oliva Corado. @ilkaolivacorado contacto@cronicasdeunainquilina.com

Responder

Introduce tus datos o haz clic en un icono para iniciar sesión:

Logo de WordPress.com

Estás comentando usando tu cuenta de WordPress.com. Cerrar sesión / Cambiar )

Imagen de Twitter

Estás comentando usando tu cuenta de Twitter. Cerrar sesión / Cambiar )

Foto de Facebook

Estás comentando usando tu cuenta de Facebook. Cerrar sesión / Cambiar )

Google+ photo

Estás comentando usando tu cuenta de Google+. Cerrar sesión / Cambiar )

Conectando a %s