La patria è adesso

Tradotto da Monica Monicardi

Quando Otto Pérez Molina vinse le elezioni, pensai che il Guatemala avesse toccato il fondo, una società che non è riuscita a processarlo per i crimini contro l’umanità lo stava portando alla presidenza, quella fu una pugnalata alla schiena ai famigliari delle vittime ed una mancanza alla Memoria Storica alla dignità, di per sé.

Noi abbiamo dovuto attutire il colpo nel sapere in che modo la giustizia iniziò a sbuffare, una giustizia malandata, infangata, scomparsa, sepolta nella fossa comune che esiste nella storia del Guatemala. Una macchia con il viso di bambini che muoiono di fame, di bambine violate nel più puro del suo essere, di contadini e braccianti sfruttati storicamente. Migliaia di migranti che nello sradicamento del esodo ed il sacrificio della spedizione, sognano di tornare alla patria che li ha cacciati.

L’impossibile è successo in Guatemala, il genocida Pérez Molina era presidente. Siamo caduti in basso.

Pensavo che avessimo toccato il fondo ma al contrario, il finimondo è stato quando gli hanno impedito di andare ad una Assemblea Nazionale Costituente (perché dire rivoluzione è un impegno maggiore) e in nome di Dio e del petate del muerto (cioè con informazioni false ed esagerate) votarono per Jimmy Morales, che era peggio di Pérez Molina, per occultare il Genocidio negandolo e l’opportunismo di oltraggiare un’altra volta questo territorio che ha visto scorrere tanto sangue. Sleale alla patria, alla identità correlato alla ingiustizia e alla corruzione. Un personaggio dantesco ad hoc in quella parte della società fanatica e manipolabile, in nome dell’odio e del petate del muerto.

Di questa società recalcitrante niente ci sorprende, è il tappeto in cui marciano quelli della fede e della doppia morale le armi più potenti per saccheggiare un popolo. Viviamo già in quello che è diventato il fiammante “né corrotto, né ladro”. Non si può più cadere così in basso, siamo arrivati al culo dell’abisso, è il momento che ci togliamo le catene, ci alziamo e ci mettiamo in piedi, per la dignità collettiva. Guatemala ha bisogno di una rivoluzione, deve stroncare sul nascere, con la impunità, con la corruzione, con il midollo della miseria del paese.

Il momento è questo, e le rivoluzioni si possono fare in molti modi, ma dobbiamo cambiare schemi, è necessario indignarci veramente, abbiamo bisogno di sentire dentro di noi l’obbrobrio che vivono i più colpiti dal sistema. E’ necessario dare dignità collettivamente. Per cambiare il Guatemala non è sufficiente andare a urlare il sabato e andare a suonare i vasi da notte con le maracas due ore di fronte al Congresso.

Il Guatemala non si cambia con un retweet o a fare esplodere la rete sociale con sproloqui che escono dalla comodità di stare dietro lo schermo di un computer o di un telefono cellulare, reti sociali alle quali una minima parte della popolazione ha accesso. Siamo diventati disinvolti, ad essere rivoluzionari nelle reti sociali , dove non vi è alcun sforzo nel digitare una frase o un paragrafo. Condividere una fotografia o un video. In questo mondo parallelo alla realtà. E con questo percepiamo di avere già messo la nostra dose giornaliera di amore alla patria. La patria, che vaga in ogni caricatore di imballaggio, in ognuno che sniffa colla, in ogni bambino rinchiuso in una carcere perché lo Stato lo ha abbandonato.

La patria che piange in ogni femminicidio, in ogni albero sradicato, in ogni fiume avvelenato. La patria che piange quando si mutila l’ecosistema in nome delle estrazioni mineraria e della pulizia sociale. Quando si sputa sulla cultura e si calpesta, in nome di convenzioni e debolezze.

Una patria la quale abbiamo maltrattato, una patria che non ci meritiamo. Alcuni fanno e altri si sovrappongono.

Festeggiare l’impunità, festeggiare la corruzione in nome delle religioni e della doppia morale, ci trasforma uguali ai corrotti. Nemmeno essere rivoluzionari nelle reti sociali, ci valorizza collettivamente. E’ pura apparenza niente di più. Qui la domanda obbligatoria è “14 milioni di guatemaltechi si lasceranno ingannare dai 105 deputati e da un gang criminale che si estende ogni volta che è possibile, con il petate del muerto?

E’ l’ora, la patria è adesso. Il Guatemala si merita una rinascita

Questo testo può essere condiviso in qualsiasi blog o social network citanto la fonte di informazione URL:https://cronicasdeunainquilina.com/2017/09/18/la-patria-e-adesso/

Ilka Oliva Corado. @ilkaolivacorado contacto@cronicasdeunainquilina.com

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