E le deportazioni che realizza il Messico?

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Tradotto da Monica Monicardi

Le recenti retate  negli Stati Uniti degli indocumentati hanno risvegliato l’interesse dei mezzi di comunicazione, ma non perché gli interessino i diritti umani dei suddetti e nemmeno la denuncia dell’abuso, lo fanno perché il pane è caldo la notizia è fresca così approfittano per raggiungere un infinità di obiettivi. Questa utilizzazione non viene solo dai mezzi di comunicazione, ma anche da: artisti, cineasti, poeti, comunicatori sociali, leader comunitari e avvocati specializzati in immigrazione. La finalità? Ottenere i migliori vantaggi dalla pellaccia affaticata del indocumentato.

Perchè se realmente fossero interessati ai latinoamericani senza documenti, sarebbe maggiore l’interesse nella deportazione che realizza il Messico, in maggioranza centroamericani, ma anche caraibici e africani. Perché  il silenzio davanti a questo? Perché il silenzio davanti alla politica migratoria della Repubblica Dominicana con immigranti haitiani?

Usciamo per un attimo dagli Stati Uniti e guardiamo al sud della frontiera del fiume Bravo, con chi ci incontriamo? Sparizioni forzate, violazioni sessuali, torture, traffico di persone con la finalità di esportazione sessuale, di lavoro e traffico di organi; un genocidio di migranti. Come tratta il Centro America gli immigranti senza documenti degli altri paesi, forse non realizzano anche loro le deportazioni?

Le retate negli Stati Uniti è cosa di tutti i giorni, chi sono quelli che le denunciano, che mezzo internazionale presta attenzione  e li segue? Quello che sta accadendo con il governo di Trump non è niente di nuovo. Obama deportò circa 3 milioni di indocumentati. Quando recentemente Obama divenne il presidente vennero effettuate retate in stazioni del treno, di autobus, in ristoranti, discoteche, fabbriche, nello stesso modo come lo sta facendo oggi l’amministrazione di Trump.

E così successe durante tutta la sua presidenza ma i  mezzi di comunicazione non lo pubblicarono. Allo stesso modo passati alcuni mesi smetteranno di pubblicare le deportazioni in massa che eventualmente realizzerà il governo di Trump. Perché?  Perché arriva un momento in cui al paria non si può più trarre profitto, allora si allontana.

Con il governo di Obama in accordo con i governi di Felipe Calderòn y Peña Nieto si sono incrementati  gli abusi persino con i migranti in transito, abusi che realizzano le autorità del governo e della polizia, mafie che sono dentro alle autorità migratorie del paese. Quello del Messico è un genocidio incomparabile con la deportazione degli Stati Uniti. Dov’è la denuncia mondiale? Non c’è maggiore ingratitudine che la realizza la Repubblica Dominicana con i suoi fratelli haitiani. Con quale morale discutono con gli Stati Uniti il precorrere con gli indocumentati? Certamente è denunciabile, la deportazione è ingiusta ma siccome mettono gli Stati Uniti nell’occhio del ciclone bisogna denunciare quello che realizzano i paesi latinoamericani con i suoi propri fratelli.

Il trattamento  che da l’Argentina ai suoi fratelli uruguaiani e boliviani. La discriminazione che stanno soffrendo gli haitiani e i colombiani che stanno migrando verso il Cile e tutti per la propria etnia e il proprio colore della pelle.

Arrivare negli Stati Uniti  senza documenti è un trionfo davanti alle avversità, e non perché esista un sogno americano, ma per quello che rappresenta essere migrante in transito in paesi che trattano i loro fratelli come delle scorie; perché la vera tragedia si vive quando si migra tra le vene di una America Latina violata dalla corruzione, l’impudenza e l’obbrobrio.

Per un secondo togliamo gli Stati Uniti dal nostro radar e vediamo la mappa completa, la peggiore tragedia per un indocumentato negli Stati Uniti non è la deportazione, non è che lo tolgono da questo paese, perché alla fine anche qui è un paria; è dovere ritornare alla terra che lo ha colpito, che lo ha umiliato e lo ha obbligato ad migrare per un cammino che gli lascerà ferite aperte per il resto della sua vita.

Allora domandiamoci con la stessa collera( o doppia morale) con la quale discutiamo con gli Stati Uniti per le deportazioni, che cosa stanno facendo i paesi di origine affinché i suoi cittadini non emigrano in forma forzata?  Cosa stanno facendo per ricevere con l’opportunità di sviluppo  quelli che vengono deportati?

Lo sappiamo, tante sono le risposte.  Ogni volta che discutiamo quello che fanno gli altri, prima guardiamo il nostro. Come latinoamericana sento una delusione e una tristezza enorme per la non umanità dei paesi nostri che umiliano fino a lasciare in carne viva i nostri fratelli.

 

Alla fine non siamo migliori degli Stati Uniti.

Questo testo può essere condiviso in qualsiasi blog o social network citanto la fonte di informazione URL: https://cronicasdeunainquilina.com/2017/02/19/e-le-deportazioni-che-realizza-il-messico/

Ilka Oliva Corado. @ilkaolivacorado contacto@cronicasdeunainquilina.com

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