E’ arrivato il turno di noi che non abbiamo documenti

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Traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via magenta 88, Sesto S.Giovanni

Le migrazioni dei centroamericani verso gli Stati Uniti iniziarono nel decennio 1980, dopo che gli USA invasero il territorio centroamericano con l’applicazione del Piano Condor e l’agenda regionale delle dittature che chiamarono Conflitto Armato Interno, e che in Guatemala lasciò un genocidio e terra bruciata.

Allora migliaia di persone si videro costrette a lasciare il Centroamerica per salvare le proprie vite e cercarono rifugio in Messico e, paradossalmente, negli Stati Uniti. L’ingerenza del Piano Condor di quegli anni non fu sufficiente e esso venne rinnovato nel 2004, dandogli il nome di Trattato di Libero Commercio tra USA, Centroamerica e Repubblica Dominicana. Un trattato che legalizzò l’ecocidio, l’estrazione mineraria, lo sfruttamento delle risorse naturali e la carica delle multinazionali nella regione.

In sintesi, il neoliberismo si stabilì nella regione. Con questo i ricchi divennero più ricchi e i poveri più poveri. E cominciò la spietata persecuzione di giornalisti, difensori dei diritti umani e dell’ambiente. Lo evidenzia l’assassinio di Berta Càceres in Honduras e la sparizione forzata dei 43 studenti di Ayotzinapa in Messico.

Con il Messico cominciò molto prima: fu nel 1992 quando si firmò il trattato di Libero Commercio dell’America del Nord, tra Messico, Usa e Canada. Lo misero in funzione nel 1994, lo stesso anno in cui Bill Clinton cominciò la costruzione del muro tra Stati Uniti e Messico.

Fu a Nogales e allora lo costruirono con materassini di atterraggio usati nelle guerre del Vietnam e del Golfo. Da allora si parla di combattere il traffico di droga.

Il muro serviva a persuadere i migranti ad astenersi dall’attraversare la frontiera, perché rimaneva loro come scelta il deserto e le migliaia di chilometri senz’acqua, dove era sicuro che sarebbero morti.

Migliaia di messicani si videro obbligati a migrare come unica forma di sopravvivenza.

Nelle statistiche ufficiali della Pattuglia di Frontiera  (ma sappiamo che in realtà sono molto di più) circa 6.330 persone morirono nel tentativo di attraversare il deserto tra il Messico e gli Stati Uniti tra il 1984 e il 2014. Il Colibrì Center for Human Rights di Tucson, Arizona, ritiene che siano sparite circa 2.500 persone nel deserto.

Democratici e repubblicani sono la stessa cosa quando si tratta di politica estera e di migranti; nel 2006 venne approvato il rinnovo del muro alla frontiera e si trattò di un’iniziativa firmata da Hillary Clinton e da vari senatori democratici, chiamata Legge Barriera Sicura (Secure Fence Act).

E, con questo, venne anche l’Operazione Contorno (Streamline Operation), che è l’incarceramento di massa dei senza-documenti che la Pattugli di Frontiera cattura e che scontano fino a 180 giorni di carcere prima di essere deportati ai loro paesi di origine. E dopo le vessazioni che patiscono nelle mani della Pattuglia di Frontiera, che ruba loro il poco denaro e i miseri beni che portano. Abusi sessuali alla grande per bambini, bambine, adolescenti e donne, che rimangono impuniti.

Queste politiche di sicurezza nazionale hanno disumanizzato le migrazioni e consentono a gruppi anti-immigrazione di inoltrarsi nel deserto con fucili automatici e uccidere i senza documenti in caccie che gli xenofobi estremisti festeggiano. 

Ma il Piano Condor si rinnova ad ogni decennio e, nel 2008, viene creato il piano Mérida, che consiste in un trattato di sicurezza firmato tra Stati Uniti, Messico e Centroamerica. A questo segue nel 2014 il Piano Frontiera Sud, che militarizza la zona tra la frontiera sud degli Stati Uniti fino alla frontiera tra Messico e Guatemala; poi viene il Piano Maya-Chortì che comprende Guatemala e Honduras. Pe rafforzarlo viene creato, nel triangolo nord del Centro America, il Piano Alleanza per la Prosperità.

In quel momento venne lanciata la bomba mediatica della crisi dei bambini centroamericani che viaggiavano soli, grazie a mezzi di comunicazione come Telemundo, Univisión e CNN in spagnolo; nessuno di questi media ebbe la decenza di evidenziare che questa crisi non esisteva e che le migrazioni di bambini e bambine che viaggiavano senza un adulto duravano da decenni.  A questo Hillary Clinton rispose che quei bambini dovevano tornare ai loro paesi d’origine perché qui non c’era posto per loro. Come credere nel suo impegno per la Riforma Migratoria quando si è candidata alla presidenza?

Con questi trattati che si sovrappongono non si fa altro che criminalizzare le migrazioni forzate e autorizzare i governi dei paesi coinvolti a lucrare sulle vite dei migranti in transito: è lì che si sono create le grandi mafie ed è da lì che vengono diretti gli operativi anti-immigranti. A causa di tutto ciò è aumentata la violenza in cui è palpabile il traffico di persone ai fini dello sfruttamento sessuale, del lavoro forzato e del traffico di organi. Anche le sparizioni forzate e le fosse clandestine: una modalità di genocidio in Messico.

In America del Sud la più colpita è stata la Colombia con il Piano Colombia, che è il prototipo di quelli poi applicati in Messico e Centroamerica; per questo dalla sua applicazione nel 1999 il governo colombiano ha la licenza per “combattere” i narcotrafficanti, come chiamano le Forze Armate Rivoluzionarie (FARC) di Colombia. Perché, ad essere sinceri, con i narcotrafficanti è la DEA che negozia.

Licenza che permette anche lo sfruttamento minerario, il paramilitarismo, i falsi positivi, le fosse clandestine e l’ecocidio.

In tutti quei trattati sono state coinvolte le amministrazioni di Bill Clinton e di George Bush figlio. Vedete come non sono poi tanto diversi i democratici dai repubblicani? 

Cosa successe negli altri paesi del Sudamerica? Il Perù firmò il trattato di Libero Commercio Perù-Stati Uniti nel 2006, integrato nel 2009. Vediamo che questo ha obbligato migliaia di peruviani ad emigrare verso gli Stati Uniti e l’Europa. Lo stesso che è successo in Cile con il trattato di Libero Commercio Cile-Stati Uniti, firmato nel 2003.

Sul quadro generale, i trattati di libero commercio tra Stati Uniti e paesi latinoamericani significano l’applicazione rinnovata di un sistema neo-liberista che cominciò con il rovesciamento di Salvador Allende in Cile e che rase al suolo l’America Latina quarant’anni fa.

Ma… un momento! Nel 2005 la dignità latinoamericana fu difesa con coscienza e amore, e furono Hugo Chàvez, Néstor Kirchner e Lula da Silva, presidenti di Venezuela, Argentina e Brasile, coloro che nel IV Vertice delle Americhe a mar del Plata, Argentina, dissero no all’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA).

Abbiamo visto come questi paesi si mantennero stabili con i governi progressisti che iniziarono con la Rivoluzione Chavista e che, in conseguenza alla rabbia e all’impotenza degli Stati Uniti per non poter comprare quei presidente, come Obama, per il secondo anno consecutivo, firmasse una Legge Esecutiva contro il Venezuela, che fornisce la giustificazione legale ad un’invasione militare in qualsiasi momento. E che egli sia stato il propulsore del colpo di Stato contro Dilma in Brasile, e che ora cerchi di stringere le relazioni per firmare trattati con l’Argentina del governo macrista. 

Così, su grande scala, possiamo vedere le ragioni chiare della migrazione forzata dei latinoamericani verso gli Stati Uniti e perché è maggiore in alcuni paesi che in altri.

Lo si deve all’agenda neo-liberista degli uni e a quella ‘progressista’ degli altri.

(*) Scrittrice e poetessa guatemalteca. da: rebelion.org; 17.11.2016

 (traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

Via magenta 88, Sesto S.Giovanni)

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Ilka Oliva Corado. @ilkaolivacorado contacto@cronicasdeunainquilina.com

 

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