Termina il progressismo latinoamericano?

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Tradotto da Monica Monicardi

Domanda di routine che ripetono più volte i mezzi di comunicazione di carattere corporativo come parte della manipolazione mediatica con la quale addormentano le masse amorfe. Inganni che giorno dopo giorno il braccio armato del neoliberismo incitato dal post dittature, diventa una  caratteristica del capitalismo aggregato da sempre. In testa un giornalismo fraudolento di chi si vende in fretta per infamare. Li assecondano coloro che coprono con il silenzio, dalla loro posizione agiata, il beneficio di abuso, il classismo, il razzismo e la esclusione.

Con la quantità di colpi a tradimento che ha ricevuto in quest’ultimo anno, il progressismo dovrebbe  essere cancellato dalla cartina geografica, ma è così, come gli scomparsi della dittatura e i martiri della storia latinoamericana: Memoria Storica, lealtà, coscienza e resistenza. Sono come i Popoli di Origine: immortali.

Cristina dovrebbe vivere in qualche isola paradisiaca spendendo i milioni che dicono abbia rubato, o le hanno assegnato una cattedra in qualche università degli Stati Uniti, come molti altri ex presidenti che si sono inginocchiati davanti al capitale. Dilma e Lula, ladri secondo la disinformazione mediatica, dovrebbero sentirsi a proprio agio e godere dei frutti del tradimento. Cuba, dopo Fidel, dovrebbe arrendersi davanti alle fauci statunitense e implorando perdono per l’insolenza di averlo affrontato. Ma non c’è Cuba dopo Fidel, Cuba è Fidel.

Venezuela con la quantità di piccoli colpi di stato che ha ricevuto praticamente tutti i giorni, dovrebbe essere fulminata, con Maduro a Guantanamo accusato di essere terrorista e dittatore, o meglio assassinato per qualche reato inventato dalla destra e dagli Stati Uniti, come successe a Gheddafi (perché la storia non lo dimentichi!) e il comando del paese all’estrema destra e i saccheggi milionari.

Evo che ha onorato la Bolivia emarginata, dovrebbe essere un prigioniero politico nel suo paese per la insolenza di avere alzato la testa, per aver affrontato e alzato la voce per quello che ha fatto, per il popolo boliviano da millenni umiliato e sfruttato. Per la decenza di aver parlato e reso visibile ciò che le menti colonizzate disprezzano.

Correa, che ha dato all’Ecuador quello che nessun altro presidente  ha dato nella storia, è stato terribilmente calunniato dentro e fuori dal suo paese. E se ci riferiamo a piccoli colpi di stato, anche lui come tutti presidenti progressisti li ha subiti.  

Ragione per la quale il progressismo nella Patria Grande dovrebbe essere morto un’infinità di volte. Ma perché non termina di soccombere? Perchè ha resistito tanto? Perché nasce dall’umanità, dalla solidarietà e dal compromesso sociale  con i popoli dell’America Latina e  il mondo. Nasce dall’identità latinoamericana dei Popoli di Origine.

Il progressismo nasce con Chàvez, Lula e Nestor quel 5 novembre nella  IV Cumbre de las Americas nello stesso istante in cui dissero no al  Alca, no all’ingerenza degli Stati Uniti.

Nascono dai germogli dei martiri, degli scomparsi, che attraverso  della storia del tempo sono stati umiliati, sfruttati e colpiti dal sistema, dall’ingiustizia e dall’impunità.

Il progressismo arriva con il Niño Arañero il grande sognatore della grandiosa Venezuela  dal rigoglioso Sudamerica. Niente più niente meno  che il propulsore della Rivoluzione Chavista. Arriva con l’abbraccio fra Cuba e il resto della Patria Grande: quando Chàvez e Fidel creano l’Alleanza Bolivariana per i popoli di Nostra America. Quando si uniscono in un unico cuore la Rivoluzione Cubana e la Rivoluzione Bolivariana.

 Al contrario della disinformazione mediatica e gli attacchi costanti della OEA  e il colpo traditore del Mercosur adesso con Temer e Macri, che vogliono togliere il Venezuela per destabilizzare il paese e il progressismo, il progressismo continua a resistere. Vediamo Cristina, Dilma e Lula in Argentina e Brasile, facendo vedere per le strade, come sono loro, tra il popolo e con il popolo. Vediamo Maduro, Evo e Correa facendo il proprio lavoro nei loro paesi, fortificando l’integrazione e la stabilità dell’America Latina millenaria. 

La sottomissione è potente e il capitalismo è genocida, non smetteranno la loro  intromissione e manipolazione, non smetteranno di attaccare con l’aquila imperiale, perché Latinoamerica nonostante le invasioni, i genocidi, i saccheggi millenari, continua ad essere la Patria Grande che resiste con l’identità inviolabile dei Popoli di Origine.

Termina il progressismo latinoamericano?  No, è più vivo che mai e resiste con onore, coscienza, umanità e amore. Con lealtà e Memoria Storica.

Questo testo può essere condiviso in qualsiasi blog o social network citanto la fonte di informazione URL: https://cronicasdeunainquilina.com/2016/12/17/termina-il-progressismo-latinoamericano/

Ilka Oliva Corado. @ilkaolivacorado contacto@cronicasdeunainquilina.com

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